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Le parole possono tutto

Le parole possono tutto

La lettera Bet è chiusa da tre lati e aperta verso sinistra. Poiché l’ebraico si legge procedendo da destra, la sua forma può ricordare quella di una casa con la porta aperta, che invita a non guardare ciò che sta sopra o sotto, né ciò che c’era prima. Una porta aperta che invita a uscire e andare avanti. Sara non sa spiegare il perché, ma le parole del signor T. hanno la capacità di portarla altrove, un luogo lontano che a volte è un rifugio, a volte una terra ancora da esplorare: non potrebbe chiedere di meglio. Da quando un incidente, da bambina, le ha cambiato la vita, ha dentro molte domande; una delle ultime riguarda la sua amica Greta, che le ha voltato le spalle per un malinteso riguardo un ragazzo. Perché? Come è potuto accadere? Mai avrebbe pensato che si potesse mettere in discussione la loro amicizia così profonda. Greta le è sempre stata vicina, sempre. A ben vedere, è in seguito a questo, per una catena di conseguenze, che Sara ha potuto conoscere il signor T. della stanza numero 26 e il suo strano alfabeto. L’infermiera sostiene che sia solo un anziano signore, confuso e farneticante, ma Sara si affezionerà al misterioso signor T., mettendo in pratica i suoi insegnamenti e raccontando - a sua volta - le storie che ha ascoltato da lui…

In ebraico dabar vuol dire parola, ma anche cosa: le parole possono tutto, come leggiamo sulla copertina, hanno un potere straordinario. Creano, inventano, fanno nascere la nostra realtà. Al contrario, se restano bloccate dentro di noi, così accade anche alla nostra vita: si incaglia, ci mette in stallo insieme a lei. Per fortuna, o meglio per destino, si trovano sul cammino anche dei buoni maestri. Il signor T. è uno di loro. Quando entrerà nella vita di Sara, la ragazza a poco a poco imparerà di nuovo a parlare, cioè a trovare le parole giuste e a dirle a voce alta. Ogni capitolo, una lettera dell’alfabeto ebraico, quell’alfabeto che tanto affascinò l’autrice, Silvia Vecchini, per molti anni. Attorno a lei, tutti studiavano Inglese, Francese, Spagnolo e viaggiavano mettendo a frutto la conoscenza delle lingue straniere; lei, invece, si dedicava allo studio delle lingue e delle scritture antiche, viaggiando nel tempo. Così ha trovato le sue parole, prima nella poesia, poi nella prosa. Sualzo (Antonio Vincenti) è fumettista e illustratore, noto in Italia e all’estero. Se avete voglia di leggere o di regalare a lettori adolescenti una storia originale, narrata con eleganza di parole e immagini, siete davanti al titolo giusto. Consigliato a ragazze e ragazzi non convenzionali, a chi sta costruendo il proprio vocabolario per sentirsi a casa, ai taciturni e ai cercatori.