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Le piccole libertà

Le piccole libertà

Il pacco inviato da zia Vivienne è sulla scrivania. Oliva chiude gli occhi e fa tre respiri profondi, come le ha insegnato la sua psicoterapeuta. Frequenta da ormai sei mesi lo studio della dottoressa Manubrio, ma ancora non ha avuto il coraggio di aprirsi. Non le ha parlato di suo fratello o della zia. Ha tenuto per sé le notti insonni, l’insoddisfazione per il lavoro – uno stage incerto in una società che vende barrette energetiche –, la sensazione di essere in ritardo su tutto e di aver deluso le aspettative dei suoi genitori. Le ha nascosto la psoriasi, il senso di vuoto, gli episodi di tachicardia. E anche l’esercizio che la dottoressa le ha suggerito – per “riallinearsi con il proprio Io interiore” – non sortisce effetto. Il pacco è lì, di fronte a lei, con un messaggio scritto sul retro di un cartoncino promozionale in cui zia Vivienne la prega di raggiungerla a Parigi per una “questione importantissima”. Si incontreranno nel weekend alla libreria “Shakespeare and Company” e solo allora potrà aprire il pacchetto. Eccentrica, travolgente, prima di scomparire Vivienne era stata la sua confidente e il suo modello. L’aveva iniziata al teatro e all’amore per la pasticceria. E poi era successo qualcosa di grave, qualcosa che aveva spinto il padre di Oliva ad allontanare la sorella. Da allora sono passati ben sedici anni. Oliva apre il cassetto colmo di snack presi al supermarket asiatico, subito accanto a quello dei libri di diete mai fatte – da anni, ormai, dovrebbe perdere quei cinque chili di troppo. Riflette sul da farsi mentre sgranocchia piselli piccanti. Potrebbe prendere il treno notturno del venerdì e arrivare sabato mattina a Parigi. Ma come dirlo a Bernardo? Il suo bellissimo e razionalissimo fidanzato, avvocato di successo, che a breve diventerà suo marito. Potrebbe mentire ai suoi, fingere di partire con Linda per il suo compleanno, andare a Parigi da sola e tornare in tempo per il lavoro...

Partire per Parigi alla ricerca dell’eccentrica zia Vivienne è per Oliva, la simpatica protagonista dell’ultimo romanzo di Lorenza Gentile, la prima vera scelta della sua vita. Forse la più importante mai presa. Di certo, una scelta coraggiosa: quella di mettere a rischio tutto ciò che ha costruito – un “tutto” già precario, che non riesce a renderla felice. Basterà, per farle aprire gli occhi, una settimana lontana dalle responsabilità autoimposte, dalle aspettative che chi le è accanto riversa su di lei, da una relazione apparentemente perfetta. Pochi giorni trascorsi in compagnia dei tumbleweeds che frequentano la speciale libreria “Shakespeare & Company”, un gruppo di giovani spiriti liberi, artisti e sognatori, dai quali imparerà a vivere il momento, a spogliarsi dei sensi di colpa e a concedersi quelle “piccole libertà” apparentemente insignificanti – indossare un vestito colorato; sciogliersi i capelli; condividere una bottiglia di vino; sfornare delizie dolci; farsi leggere le carte in un café – che si è sempre negata, dandosi la possibilità di inseguire i propri sogni. Piacevolmente garbata e scorrevole la scrittura della Gentile, che riversa nella storia di Oliva le proprie passioni – il teatro, la letteratura – e la propria esperienza personale: come la sua protagonista anche l’autrice ha vestito i panni della tumbleweed, vivendo per diversi mesi nel 2011 nell’affascinante libreria di George Whitman. Un romanzo leggero, delicato e godibile, a tratti dolceamaro, che ci ricorda come sia necessario talvolta “morire”, per rinascere, ogni volta, un piccolo passo più veri e vicini alla felicità.