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Le porte del mito

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Le porte del mito, come ogni altra soglia rappresenta un passaggio fatale. Proprio come quelle poste sulle cinta murarie delle antiche città che talvolta erigevano una barriera invalicabile contro gli assalitori, talaltra invece la breccia attraverso cui il nemico riusciva a penetrare con intento distruttivo. Basti pensare alle porte Scee della città di Troia o alle sette di quella di Tebe. Elementi decisivi delle vicende mitologiche dell’antica Grecia. Nate, dunque, per essere inespugnabili costruzioni di difesa, le porte si rivelano di fatto elementi fragili al passaggio. Proprio come ciò che compie l’autrice per penetrare all’interno della ultra millenaria fortezza eretta da Omero e dai suoi seguaci, per estrarre da quelle antiche rovine particolarità che ci consentono di rileggere, attraverso gli effetti creativi di nuove varianti, figure e vicende che credevamo di poter ricordare ingessati per sempre nel marmo statuario della memoria. Le innumerevoli vicende di Odisseo, narrate dallo stesso protagonista, a causa della sua nota indole menzognera, consentono ad esempio di tracciare innumerevoli storie parallele altrettanto immaginarie ma non per questo meno credibili. Come la sua uccisione da parte di Telegono, il figlio avuto dalla maga Circe o la ripartenza da Itaca verso un esilio stabilito in giudizio dagli dei per espiare l’uccisione dei Proci o forse chissà i tradimenti perpetuati nei confronti di Penelope lungo la via del ritorno. Per non dire poi dell’eroe per antonomasia dell’Iliade. Quell’Achille che rigetta l’onore delle armi in cambio di una lunga vita, disposto a svolgere perfino il lavoro da agricoltore pur di non discendere nel regno dei morti. Le sue parole di distacco dal mito della gloria militare, stigmatizzano la complessità dell’animo greco, in cui al di là di ogni onore, la cos che più conta è l’amore per la vita pur nella su tragica condizione mutevole e mortale…

I miti dell’antica Grecia sono sopravvissuti fino ai nostri giorni, perché gli impulsi e le passioni fondamentali degli esseri umani sembra che non mutino a dispetto del tempo che passa. Ciò che però oggi è ancora utile fare è ampliare la prospettiva e allargare il ventaglio dei punti di vista. Soprattutto nei periodi in cui gli eventi storici funestano ogni nostra ragionevole moderazione sospingendoci nella ibernazione glaciale di una lunga notte in cui trattenere la tragica fatalità che pure ci impone di attraversare l’immenso oceano di un destino enigmatico, di un conflitto irriducibile tra l’uomo e la divinità, della ricerca del significato della condizione umana. Studiosa ed insegnante di letteratura greca e storia della tradizione classica prezzo l’Università di Padova, traduttrice de l’Iliade e de l’Odissea, autrice di saggi e romanzi ispirati a tale materia, Maria Grazia Ciani lo fa anche in questo nuovo testo in cui rivisita alcuni episodi del mito greco da punti di vista inconsueti. Convinta che molte storie siano pervenute fino a noi attraverso una fessura, ella si presenta dinanzi alle porte del mondo mitologico, le spalanca e fa in modo che esse fuoriescano arricchiti di suggestive e appassionanti rivisitazioni. Se accogliamo per buono il celebre paradosso di Oscar Wilde, secondo il quale il critico letterario è superiore allo scrittore, perché mentre quest’ultimo lavora con materiale grezzo, attingendo alla realtà o all’immaginazione, il critico ha l’opportunità d’interviene su soggetti già raffinati e provvisti di armonia, ci sentiamo di dire che tra i molti che si sono cimentati in tale esercizio la Ciani merita un posto di primo piano. Il vantaggio di venire per ultima e dare il tocco definitivo le consente di portare sugli scaffali un libro tanto utile quanto affascinante.