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Le porte di Atene

Le porte di Atene

499 a.C.: il re dei re, Dario, osserva dalla sommità del crinale la terra sottostante. Lì dove fino a pochi giorni prima sorgeva la città di Sardi, ora non ci sono che i segni lasciati dalla guerra e dal fuoco. Durante la rivolta ionica i greci hanno completamente distrutto l’avamposto persiano, lasciando profonde cicatrici sulla terra di quella che un tempo era una fiorente città. Osservando meglio, Dario riesce a intravedere delle persone in lontananza intente a cucinare su fuochi di fortuna da cui si alzano esili colonnine di fumo. Forse abitanti fuggiti dalla devastazione o sciacalli in cerca di un bottino da razziare tra le macerie. Il Grande Re distoglie lo sguardo dai mucchi di cadaveri per concentrare la sua attenzione su suo figlio, Serse. Il ragazzo è ancora giovane e sempre intento a trastullarsi con qualche animaletto da addomesticare. Dario inizia a preoccuparsi per la scarsa considerazione che Serse continua a dimostrare nei confronti di quello che, un giorno, sarà il suo impero. Ma, per ora, il comando è saldamente nelle sue mani. E, proprio per questo, chiama accanto a sé il suo giovane coppiere, lo schiavo Mishar. Ha un incarico per lui: ogni sera il ragazzo dovrà avvicinarglisi, interrompendo la sua cena per sussurrargli senza timore “Signore, ricordatevi dei greci”. Quegli stessi greci che hanno distrutto Sardi e che lui sta giurando di punire come meritano... Atene, 490 a.C. Santippo è in piedi immobile mentre gli schiavi della sua casa sono indaffarati attorno a lui. La vestizione di un guerriero prima di una battaglia è sempre una faccenda lunga e delicata. Ancora di più se questi è lo stratego di una delle dieci tribù ateniesi. Ha trentotto anni, una moglie, Agariste, e tre figli, Arifrone, Elena e Pericle. E quello potrebbe essere il suo ultimo giorno sulla terra. Sparta non ha risposto alla convocazione, intenta a celebrare una qualche festività religiosa che impedisce ai suoi uomini di rispondere alla chiamata alle armi. Ma Santippo è pronto a recarsi con l’esercito ateniese nella piana di Maratona dove, in netta inferiorità numerica, nonostante i mille guerrieri che Platea ha inviato per ripagare il suo vecchio debito, affronterà l’esercito persiano del Grande Re Dario...

Il più grande autore inglese di romanzi storici, Conn Iggulden, nel corso degli anni ha dato l’opportunità ai suoi lettori di viaggiare nei territori dell’antica Roma con l’emozionante serie dedicata alle imprese di Giulio Cesare; di respirare l’aria delle steppe della Mongolia grazie alla saga su Gengis Khan; di assistere agli intrighi dell’Inghilterra del Quindicesimo secolo con la quadrilogia dedicata alla Guerra delle due Rose. Dopo il romanzo Il falco di Sparta, il primo che Iggulden ha ambientato nell’antica Grecia, torna finalmente nel Paese natale della democrazia con un’avvincente dilogia dedicata al racconto delle Guerre persiane e composta da Le porte di Atene e Le ceneri di Atene, entrambi editi da Piemme. Protagonista indiscusso di questo primo capitolo è Santippo – padre di un certo Pericle, figura a cui Iggulden ha deciso di dedicare una nuova dilogia, che attualmente vede pubblicato in Italia da Piemme il primo volume, Il Leone di Atene – uomo di spicco nella Atene del Quinto secolo a.C. e reduce della battaglia di Maratona insieme a Temistocle, Aristide e Milziade. Tutti questi personaggi, noti a chiunque abbia anche solo un’infarinatura elementare di storia antica, sono perfettamente tratteggiati dall’autore, che spesso dona loro sfumature piuttosto diverse rispetto a quelle con cui vengono descritti nei libri di scuola. Temistocle, per esempio, ha un’aria da spaccone che ben si sposa con la sua storia personale; Aristide è pacato, riflessivo e umile; Milziade nasconde potenzialmente un segreto che potrebbe cambiare le sorti della guerra. La città di Atene viene dipinta alla perfezione con le sue consuetudini democratiche, la sua architettura e i suoi usi e costumi, quasi fosse una dei personaggi principali essa stessa. Attraverso le parole dell’autore non è difficile comprendere l’amore e il rispetto che per lei provano i suoi cittadini. Infine, Iggulden riesce a far rivivere i fasti della battaglia di Maratona e il sacrificio del re spartano Leonida alle Termopili descrivendo ogni dettaglio come fosse la scenografia di un film, permettendo al lettore di ritrovarsi al centro della scena attraverso una lettura fluida e avvincente che riesce a lasciare con il fiato sospeso, quasi si trovasse accanto agli esuli ateniesi in attesa sull’isola di Salamina durante l’omonimo scontro. E, per sapere come andrà a finire la battaglia, non resta che attaccare il secondo volume della serie...