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Le radici del tempo

Le radici del tempo

Corre e sembra quasi stia volando, Keren, mentre un sorriso sempre più pieno si apre sul suo volto e lei ripensa a tutte le operazioni del piano che ha in mente da oltre un mese oltre che alle azioni che ha portato a compimento quella mattina. Corre per più di dieci minuti, diretta verso una meta ben precisa: il negozio di tappeti più rifornito della zona. Si butta su una delle pile colorate in un angolo e subito Jamaal, diciottenne dallo stesso sguardo curioso che ha lei, si mostra stupito per la buona riuscita della sua impresa. Jamaal ha otto anni meno di lei, ma Keren lo ha scelto – nonostante sia cresciuto in una famiglia locale e non abbia mai messo piede fuori città – per l’incoscienza della sua giovane età e per la stessa vena di follia che anima anche lei. Keren è una donna, ma Jamaal, dal suo canto, ha capito da tempo che è una leader nata, così come sa perfettamente che molte donne hanno un’intelligenza ben più acuta di diversi suoi coetanei maschi. Keren ha studiato a fondo il Marocco, la sua storia, le sue tradizioni perché sente il desiderio di conoscere un modo approfondito il luogo da cui, lo ha scoperto da poco, discende la maggior parte dei suoi antenati. È stata sua nonna Myriam, tempo prima, a svelarle ogni cosa. Il fatto che nella sua famiglia esista un segreto non è una sorpresa: la ragazza ha sempre percepito qualcosa di sfuggente che tuttavia aleggia nell’aria di casa sua, una specie di velo posato su ogni cosa, in modo tale da renderla meno vivida e offuscata. Myriam la aiuta a far scivolare via quel velo e a richiamare la memoria storica che le appartiene e che Keren ha il diritto di conoscere. La nonna le rivela che il suo nome, che significa “raggio di sole” è stato scelto proprio da lei prima che la nipote nascesse e proviene dalla donna che lo ha portato molti secoli prima e da cui è originata la storia che ora Myriam rivelerà alla nipote…

Le donne – e gli uomini – di cui si narra in questo romanzo raccontano l’amore e l’amicizia e offrono uno sguardo diverso su un mondo in cui le cose potrebbero andare ben diversamente da come in realtà vanno. Lisa Paternoste, attraverso la storia di Aisha, Keren e gli altri personaggi del romanzo, mostra un profondo legame di amicizia, capace di nutrirsi e crescere nonostante maturi in un periodo storico segnato dal sopruso e dalla violenza. E lo stesso accadrà agli eredi di queste donne, in un diverso momento storico e in un differente contesto. Italia, Turchia e Marocco sono gli scenari in cui si muovono le figure che abitano questa vicenda e raccontano un altro mondo possibile, in cui il tema dell’appartenenza – non importa se dal punto di vista religioso o più circoscritto – è il fulcro da cui partire e a cui ritornare. Attraverso pagine molto intense e a volte liriche – anche un po’ lente di tanto in tanto, e questa è l’unica pecca riscontrata in un testo altrimenti valido – l’autrice mostra al lettore l’importanza delle tradizioni e la consapevolezza che le convenzioni non vadano intese come una specie di camicia di forza che costringe alle medesime azioni sempre, ma possono aiutare nella realizzazione di un nuovo mondo, un diverso modo di vivere, possibile solo attraverso la solidarietà e l’amicizia. Un racconto interessante soprattutto grazie alla presenza di personaggi credibili, sfaccettati e dotati di fascino, che evidenziano come spesso, nel corso dei secoli, le vicende si ripetano e si ripropongano. Il tempo, le tradizioni sono valori che vanno riscoperti e apprezzati, perché possono diventare efficaci strumenti per il cambiamento, sempre auspicabile se perpetrato in nome dell’amicizia, della tolleranza e della fratellanza universale.