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Le regole della rabbia

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In quell’inferno che è la scuola superiore le giornate sono complicatissime e piene di stress anche se si è carini, facoltosi e pieni di amici. Il liceo è un posto quasi sempre orribile e chi dice il contrario mente. Lo sa benissimo Suzi, la cui vita è talmente un casino da farle vivere la scuola non solo come un inferno ma come una vera e propria sfida di sopravvivenza, ogni secondo di ogni giorno. Eh, già: perché Suzi si ritrova con compagni di scuola ricchi, viziati, immaturi, di quella cerchia insomma che lei conosce e frequenta da anni e della quale prima che tutto il suo mondo crollasse faceva anche parte. Ma poi sua madre - che in realtà passava le giornate tra shopping e cene eleganti senza preoccuparsi minimamente di lei, lasciandola da sola nei fine settimana per andare al lago con le sue amiche a “rilassarsi” senza figlia – è morta e suo padre subito dopo è finito in galera per una serie di reati fiscali da far drizzare i capelli in testa. E Suzi è dovuta andare a vivere in una casa-famiglia. Così, da un giorno all’altro, senza poterci fare assolutamente nulla. È una casa famiglia che accoglie ragazzi disagiati, anche se molti degli operatori che ci lavorano preferiscono dire “ragazzi che hanno bisogno di ritrovare sé stessi”. Suzi li odia tutti o quasi e intanto cova una rabbia dalle dimensioni di un tirannosauro perché è senza soldi, senza amici, senza famiglia e costretta a vivere in un posto che considera assurdo. Una adolescente che gli amici di una volta considerano ormai solo una sfigata e che deve lottare contro il mondo, o almeno così a lei sembra. E la rabbia così lungamente covata deve pur esplodere o più semplicemente venire incanalata. Ma come fare? In che modo la si può deviare? E soprattutto c’è qualcuno o qualcosa in grado di aiutare Suzi?

Per i primi capitoli si può davvero pensare di star leggendo un romanzo esclusivamente per adolescenti, e quindi che magari se si sono superati i quaranta si sta perdendo tempo con una lettura che sarebbe apprezzata sicuramente da qualcuno più giovane. Invece, Le regole della rabbia ha una sottonarrazione che sorprende e fa riflettere perché prima di tutto ha come fil rouge della storia il Fato, ovvero una entità potente e ancestrale che non ha tempo né fasce di età perché colpisce chiunque e in ogni momento della vita, poi affronta l’altrettanto antico problema del gap generazionale tra ragazzi e adulti, figli e genitori, infine quello della solitudine che al pari del sonno della ragione se colpisce gli esseri umani produce mostri. Suzi è una protagonista adolescente, è vero, ma ha tante sfaccettature, moti dell’animo, pensieri e paure che potrebbe essere chiunque di noi a una età indefinita. Quello che colpisce di più però del romanzo di Maria Paola Pesce è la sua scrittura, il suo linguaggio, adattati perfettamente alla storia che racconta e che se all’inizio potrebbe far storcere un pochino il naso ai lettori più snob, alla fine si rivela la migliore scelta possibile per la trama e l’argomento che si è proposta di narrare.