Cécile è uscita solo di recente dal collegio gestito dalle monache, dove la madre l’ha mandata per imparare le buone maniere e acquisire la cultura sufficiente per frequentare la società dei benestanti. La vita dalla ragazza è stata completamente stravolta da nuovi interessi, che però non le hanno fatto dimenticare l’amicizia con Sophie con cui divideva la stanza nel collegio. Cécile le scrive per farle capire cosa comporta la vita di una giovane donna della buona società: i momenti frivoli dedicati alle acconciature o agli abiti alla moda, le occupazioni serie che già la impegnavano al collegio come suonare l’arpa, ma l’interesse maggiore è capire a chi si è state destinate in sposa. Mentre racconta le sue giornate a Sophie, Cécile confessa di aver fatto una figuraccia imperdonabile di fronte alla madre e al calzolaio, quando ha scambiato quest’ultimo in ginocchio ai suoi piedi per uno spasimante e ha emesso un grido. “Non posso esprimerti quanto mi ha lasciata sconvolta. Fortunatamente era presente solo Maman.” Lettera di Cécile Volanges a Sophie Carnay, Parigi 3 agosto 17**. La spietata Marchesa di Merteuil scrive al suo fedele Visconte de Valmont, affinché l’impareggiabile libertino abbandoni le sue vacanze presso la residenza della zia, dedito al piacere che talvolta procura l’inattività. La nobildonna ha saputo che Cécile, la figlia di Madame di Volanges, è stata destinata dalla madre al Conte de Gercourt; questi in passato ha suscitato le ire della Marchesa, che adesso vorrebbe assolutamente vendicarsi. Il Visconte dovrebbe avvicinare la giovane promessa sposa e iniziarla ai piaceri della carne, di modo che il Conte non si troverebbe più per consorte una bambina illibata e ingenua, ma una giovane donna già capace di tradire. La ragazza si presta a essere istruita e a piacere agli uomini perché è molto bella e “...ha anche certe occhiate... d’un languore che promette molto bene.” La Marchesa de Merteuil al Visconte de Valmont, Parigi, 4 agosto 17**. Cécile porta avanti la sua fitta corrispondenza con l’amica Sophie, a cui racconta di aver partecipato a una cena organizzata dalla madre con un gran numero di ospiti, tutte persone della società da bene che in quel momento erano unicamente interessate a giudicare il suo aspetto e il suo comportamento. La ragazza, estremamente in imbarazzo, poteva solo arrossire rendendosi conto della sua goffaggine, tipica di una giovane che deve ancora acquisire le regole dell’alta società. Infine confessa di nuovo all’amica di essere molto preoccupata in merito all’uomo che la madre ha scelto per lei “Addio, mia cara Sophie, voglimi sempre bene. Oh, ti assicuro che il mondo non è sempre così divertente come ci piace immaginare...” Cécile de Volanges a Sophie Carnay, 4 agosto 17**....

Ufficiale dell’esercito francese e uomo di una considerevole cultura, Choderlos de Laclos, nato ad Amiens nel 1741, scrisse questa raccolta epistolare che narra le vicende di alcuni personaggi della nobiltà, prima di partecipare alla Rivoluzione francese come sostenitore del duca di Orleans e in generale dell’esigua parte dell’aristocrazia, sostenuta da La Fayette, che appoggiava la protesta del Terzo Stato. E in effetti l’autore - che si può criticare solo per aver realizzato un’opera originale e interessante, ma che finisce per annoiare il lettore perché si insiste su vicende che potrebbero essere narrate in modo assai più conciso - voleva fin da quel momento dimostrare la superficialità e la malizia della classe aristocratica, erede nei secoli di un modello di vita parassitario, che inevitabilmente a lungo andare avrebbe rappresentato un fattore di rischio per tutta la società. Non dimentichiamo come la Francia in questo momento storico fosse giunta all’apice di una crisi, che stava consumando le finanze dello stato. Le vicende narrate da Laclos ruotano intorno ai due personaggi principali dell’opera, il Visconte di Valmont e la Marchesa di Merteuil: due nobili viziati e ipocriti, assolutamente insensibili alle difficoltà del popolo, che trascorrono la loro esistenza dediti ai piaceri della carne e non temono di compromettere la giovane Cécile, una ragazza ingenua che si affida a Valmont per coronare il suo sogno d’amore. La critica benché riportata con chiarezza dall’autore, come spesso accade nella letteratura del passato, potremmo dire dall’esempio di Giovanni Boccaccio in poi, viene attenuata dalla leggerezza delle vicende narrate; Laclos evita di accusare in modo serio, l’esagerazione mette in discussione che si possa veramente giungere ai livelli dei personaggi. L’ufficiale, posto da Napoleone al comando della riserva di artiglieria di stanza a Taranto, morì di dissenteria e malaria nel 1803. Poiché negli ultimi momenti di vita aveva rifiutato i conforti religiosi, fu inumato nella piazza d’armi che ha poi preso il suo nome.