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Le rose di Ferrante

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Ancona, metà del Settecento. Il mercante Ferrante Galeazzi vive con i suoi domestici e la figlia Rosetta. In realtà non è proprio la figlia, ma la creatura dell’unica donna che abbia mai amato, Silvia, morta ormai da quasi diciotto anni per colpa di una vile come sua moglie Ifigenia, che ha alimentato la caccia alle streghe del popolo. Ferrante decide alla morte di Silvia di non abbandonarsi all’incredibile dolore che prova, ma di crescere la piccola come fosse sua figlia, così come promette a Silvia, magica viandante dei Monti Sibillini, a cui dona il suo cuore. E Rosetta oggi è il ritratto della sua mamma, mentre Ferrante è un padre amorevole e protettivo. Negli anni è stata la domestica Pia a crescerla come una madre, sempre in accordo con Ferrante, con cui le costruisce intorno un muro da quando, ancora bimbetta, resta sconvolta dopo essere stata circondata da un gruppo di ragazzini, i quali la indicano come la “figlia della strega”. Rosetta si fa mille domande in proposito, anche se con il tempo dimentica l’episodio sotto la stretta sorveglianza di Pia e di Ferrante che, pur di proteggerla, in un primo momento pensa anche di portarla via da Ancona. Ma i suoi affari sono nella città dorica e per fortuna Rosetta viene promessa in sposa al figlio di un ricco banchiere di Senigallia. Un matrimonio combinato a causa del quale Ferrante non può far a meno di ripensare al suo con Ifigenia e al terribile risultato: di certo per la figlia vuole di più. A peggiorare le cose, altre sensazioni negative arrivano con una lettera di Ascanio, figlio illegittimo di Ferrante e di una sua ex amante, del quale proprio non si dice un gran bene, anzi...

E con questo terzo romanzo si pone fine alla saga delle Sibille che per lungo tempo ha tenuto i lettori incollati ai destini delle fate dei Monti Sibillini (nella provincia di Ascoli Piceno) e alle loro storie, tessute insieme da un fil rouge costituito da Laura, la protagonista, donna forte e intelligente che nella sua vita ha avuto rivelazioni magiche, ma anche tanta sofferenza procuratale proprio dalle persone che ha amato di più. L’impressione che si ha è che forse questo ultimo romanzo della serie avrebbe dovuto “decantare” un po’ di più, per trovare maggiori collegamenti e la stessa impronta dei due precedenti. Rosetta sembra essere lasciata troppo a se stessa dalle Sibille e in particolare da sua madre, mentre le Sibille ricercano ancora Laura, che è di nuovo nei pensieri e nel cuore dell’ex marito, il quale scopre finalmente cosa significa essere superficiali, anche se in età avanzata e ormai in ritardo rispetto alla strada percorsa dalla sua abilissima moglie. C’è qualcosa che resta come sospeso e che magari ci si aspettava risolto diversamente, o forse è solo la voglia di non lasciare andare quei personaggi che ci hanno sorpreso, coinvolto e tenuto compagnia per parecchi anni (sette per la precisione dal primo “Il segreto del Vicolo della Serpe”). Si conferma la magia dell’intreccio per la quale la Mazzocchi è abilissima e quella capacità di “fare” marketing territoriale dell’autrice che mette sempre maggiore curiosità intorno ai luoghi che descrive e che ha portato non pochi dei suoi lettori a ricercare i luoghi delle Sibille e delle Marche.