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Le rovinose

Le rovinose

Silvana Guerrini vive a Siena, dove ha un piccolo negozio di paralumi. È il 1995. Una sera di aprile, tornata nell’appartamento di periferia dove abita, scopre di aver ricevuto della posta: una risma di fogli scritti a mano, e due biglietti indirizzati a lei. Su uno dei due è scritto: “Non mi dimenticare”- e un nome, Clara, che la conduce in luoghi della memoria ormai lontani. Come davanti a uno schermo immaginario, le sembra di rivedere con chiarezza l’appartamento per studenti in via Domenico Bucalossi, periferia nord di Siena, dove usava recarsi di frequente nel 1976 per incontrare Clara Bellami. In quell’anno Silvana è una giovane studentessa di architettura; Clara le è stata indicata da alcuni conoscenti, per via di un saggio di Konstantin Mel’nikov su cui dovrebbe lavorare: il problema è che la copia consegnatale dal suo professore è redatta in caratteri cirillici: e Clara, che conosce il russo per via della mamma che era russa, e lavora come traduttrice saltuaria per arrotondare, sembra proprio la persona di cui ha bisogno... Già, e poi c’era stato un periodo in cui Clara era diventata la persona a lei più vicina, pensa Silvana Guerrini sorseggiando del vino in cucina. Per lo meno, fino a quando non si fidanzò con Lorenzo Annibaldi, quello strano personaggio che del resto le aveva presentato lei stessa: di famiglia aristocratica, Lorenzo pareva però prestare molta attenzione ai temi della lotta di classe che in quegli anni erano molto diffusi. Alla fine, nel febbraio del 1980, Clara e Lorenzo si sposano, poco dopo si trasferiscono a Lecce...

Le rovinose è il terzo romanzo di Concetta D’Angeli. Partendo da un espediente più o meno casuale – una busta di posta raccomandata – l’autrice vuole forse raccontare la storia di una giovinezza. Ma è una giovinezza, per così dire, vissuta nell’Italia degli anni di piombo, fra la fine degli anni ‘70 e buona parte degli anni ‘80 del secolo scorso: ai toni ben più luminosi della Canzona di Bacco si sostituiscono pertanto il grigio delle rivoltelle e il frastuono delle bombe. Potrebbe anche essere letto come una memoria sociale dello stesso periodo storico, raccontata però usando il pretesto della storia privata della giovinezza del personaggio principale: l’ultima parte presenta una vera e propria cronologia dettagliata dei vari fatti di sangue avvenuti fra il 1976 e il 1988 in tutta Italia, in un alternarsi di omicidi e attentati di matrice politica o mafiosa. Quasi che la D’Angeli, che è abbastanza nota per i suoi studi su Elsa Morante, abbia subito il fascino dell’ormai dimenticato Moravia, a cui la Morante, come molti sapranno, fu legata per anni, e di un suo ancor più dimenticato romanzo, ovvero La vita interiore, che Moravia pubblicò nel giugno del 1978: il romanzo della D’Angeli gli assomiglia per molti versi. Ma spesso la tenuta stilistica de Le rovinose pare perdersi: quando in toni da romanzo rosa più o meno marcati, quando in lunghi resoconti temporali dati quasi nello stile di un’intervista a un settimanale di gossip e che paiono venir usati più che altro come tappabuchi narrativi.