Il 3 marzo 1819 il Congresso degli Stati Uniti approva il Civilization Fund Act che, con la firma del Presidente James Monroe, sancisce la necessità di promuovere l’istruzione all’interno delle comunità indigene per favorirne la civilizzazione. Fino a questo momento le scuole missionarie attive sul territorio dal XVII secolo non prevedono l’obbligo di frequenza. È nel 1860 che le Native Boarding School iniziano la loro attività grazie ai finanziamenti federali, il primo collegio viene creato all’interno della riserva Yakima a Washington dall’Office of Indian Affairs. La prima scuola fondata fuori dalle riserve è del 1879: la Carlisle Indian School, istituita in Pennsylvania dal generale di brigata Richard Henry Pratt, convinto che le scuole debbano trovarsi lontano dalle riserve per favorire l’immersione degli studenti nella cultura “bianca”. La Carlisle diventa un modello. Nel 1909 gli istituti fuori dalle riserve sono 25, 157 collegi dentro le riserve e 307 istituti diurni. Nel 2022 Deb Haaland, Segretario degli Interni degli Stati Uniti, richiede e ottiene un rapporto investigativo attraverso cui emerge che tra il 1819 e il 1969 sono stati aperti 408 collegi gestiti da missionari cattolici o altre fedi cristiane, tra cui 21 in Alaska e 7 alle Hawaii. In un altro documento per l’ONU si afferma che a causa della negligenza sistematica i bambini in quel periodo muoiono in massa di fame e malattie. I bambini sono obbligati a frequentare le Boarding School, a portare i capelli corti, a seguire regole ferree, a rinunciare al proprio nome e averne uno cristiano, a rinunciare alla propria religione e praticare quella cristiana, a rinunciare a parlare la propria lingua. A partire dai sei anni d’età i maschi sono obbligati a imparare lavori manuali o agricoli, le femmine lavori domestici, attività “in fondo alla scala socio-economica”. In Canada la prima scuola aperta dalla Chiesa anglicana è la Mohawk Indian Residential School in Ontario nel 1831 (attiva fino al 1970), la prima scuola federale invece nel 1848. Viene posta in atto la separazione sistematica di genitori e figli per cancellare nelle nuove generazioni l’identità e la nazionalità tribale, agli agenti indiani l’incarico di stilare le liste dei bambini da prelevare dalle riserve. Tanti non torneranno più a casa…

Raffaella Milandri è una giornalista, scrittrice e attivista per i diritti dei popoli indigeni. Laureata in Antropologia, porta avanti da anni studi approfonditi sui nativi americani e ha diverse pubblicazioni alle spalle. È membro adottivo della famiglia Black Eagle della Crow Tribe in Montana ed è membro onorario della Four Winds Cherokee Tribe della Louisiana. In questo reportage sulle scuole residenziali indiane, presenta gli elementi salienti della tragica scoperta del 27 maggio 2021 presso la ex scuola di Kamloops, quando il GPR ha localizzato i possibili resti di 215 “missing children” a cui sono seguite reazioni di dolore e rabbia e il riacutizzarsi delle ferite legate al trauma con cui sono costretti a fare i conti i nativi. Il volume riporta le tappe storiche della fondazione e diffusione delle scuole residenziali, il controllo della Chiesa e l’evangelizzazione forzata, fa riferimento alla Dottrina della Scoperta del XV secolo e la conseguente sottrazione delle terre ai nativi, riporta le reazioni dei negazionisti impegnati a sminuire la questione e le azioni diplomatiche messe in atto dalla Chiesa cattolica, fino al viaggio di Papa Francesco nel luglio 2022 e alle scuse ritenute non del tutto soddisfacenti. Il testo offre un ricco apparato bibliografico come riferimento per ulteriore approfondimento. Gli orrori della colonizzazione, il furto di terre, beni personali e manufatti, il genocidio di popoli, fa parte di quella responsabilità collettiva di cui tutti dovremmo prendere atto. In questo caso trattandosi di azioni perpetrate ai danni di bambini piccolissimi l’impatto sul lettore può essere sconvolgente, in particolare la lettura del lungo elenco di crimini pubblicato dalla Truth Commission, un organismo ufficiale investigativo istituito dal governo del Canada. I sopravvissuti e i discendenti delle migliaia di vittime innocenti facenti parte delle comunità indigene nordamericane invocano verità e giustizia, così da riuscire a portare avanti il loro processo di guarigione, “avvalendosi di tutti i mezzi legali e di comunicazione a loro disposizione”.