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Le sorgenti della Moldava

Le sorgenti della Moldava

Lukášek gioca da mezz’ora con la neve indurita, tirando calci vicino a un cartello di divieto di sosta. Indossa doposci azzurri ereditati dal fratello, ormai zuppi, e sente le dita dei piedi e delle mani gelate e punte da fitte di freddo. Vorrebbe tornare a casa, ma non può: dall’appartamento al terzo piano sente ancora le urla dei suoi genitori che litigano. A sorprenderlo è Tibor Cigán, un uomo con una cattiva fama in paese, appena uscito da cinque anni di carcere. Lo saluta, lo interroga, e gli chiede perché non stia a casa. Il bambino confessa che preferisce restare fuori anche se ha freddo. Tibor lo osserva, lo provoca con altre domande e poi lo invita a seguirlo. Mentre attraversano il paese, ne osservano il completo degrado: la piazza è solo un allargamento della statale, con case cadenti, la vecchia osteria chiusa da dieci anni, insegne logore e scritte in tedesco, autobus che passano sempre più raramente. È un luogo morente. Tibor si accorge che il bambino è tremante e lo invita a casa sua. Lukášek esita: teme la reazione della madre e le botte dello zio, che tiene per lui un frustino di ramoscelli in un armadio. Sa che se scopriranno che è stato con Tibor lo puniranno duramente. Nonostante la paura, l’idea di restare al gelo lo convince quasi. Tibor lo rassicura: parlerà lui con la madre. Alla fine Lukášek cede. Tibor lo prende sotto braccio, lo chiama “piccolino” e gli propone persino di andare a vedere i cuccioli della sua cagna. Lukášek sale sulla vecchia Mercedes dell’uomo, un’auto malridotta con i sedili macchiati. Lukášek si sistema vicino al finestrino. Tibor si mette al volante e parte, attraversando il paese e puntando verso il confine con la Germania. Il bambino, stanco e intirizzito, si addormenta sui sedili dietro…

La Šumava, la Selva Boema, paesaggio aspro di montagne e foreste al confine tra Repubblica Ceca e Germania, è lo sfondo sul quale si muovono i personaggi raccontati da Petra Klabouchová. Si tratta di una terra di frontiera segnata da odi antichi, da espulsioni e vendette del dopoguerra, da segreti che la neve non è mai riuscita a seppellire del tutto. Nel villaggio di Františkov, “quattro case e uno squallido bar”, viene ritrovato il corpo di una ragazzina di tredici anni, Terezie Velková. Indossa l’uniforme dei deportati dei campi di concentramento, e il suo cadavere gelato sulla neve diventa subito il caso dell’anno. L’eco mediatica è enorme, con i giornali scandalistici pronti a speculare e una giornalista televisiva a caccia di scoop. Per il commissario incaricato delle indagini, però, la posta in gioco è personale: risolvere questo enigma significherebbe riscattarsi da un errore passato che pesa come un macigno sulla sua carriera e sulla sua vita privata, già segnata dalla malattia della moglie Anna. Ben presto l’inchiesta si intreccia con i fantasmi della Storia. Alle sorgenti della Moldava, raccontano gli anziani, c’era un campo di concentramento nazista dove furono rinchiusi prigionieri russi: nessuno di loro sopravvisse. Sempre lì si parla di una fabbrica segreta scavata sotto la montagna Stolová Hora, dove si sarebbe nascosto un tesoro del Reich. La linea che separa la leggenda dalla verità si fa sempre più sottile, e il confine geografico diventa metafora di un confine morale continuamente violato. La Klabouchová costruisce un intreccio serrato, in cui ogni nuova scoperta aggiunge un tassello a un mosaico oscuro. E quando tutto sembra risolto con l’arresto di un uomo del posto, malato di mente e ossessionato dalle sorgenti, la scrittrice ribalta ogni certezza. Colpi di scena imprevisti trascinano verso un finale che spiazza e insieme convince: amaro, potente, ottimamente calibrato. Il romanzo è molto più di un noir: è anche una denuncia sociale. Nella Selva Boema, afferma l’autrice, la guerra non è mai finita davvero, continua a vivere nei silenzi, nelle diffidenze, nelle ferite mai rimarginate di una popolazione che ha conosciuto occupazioni, delazioni e persecuzioni. Le donne, in particolare, emergono come figure di resistenza silenziosa, costrette a lottare in un mondo dominato da ingiustizie storiche e familiari.