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Le stagioni del viaggio

Le stagioni del viaggio

Elisa si gode la sua passeggiata mattutina scendendo la lunga scalinata che la porta fino al lungomare e poi direttamente in paese, dove si ferma in una piccola bottega per acquistare una balklava con noci e pistacchi e gustarsela leccandosi il miele rimasto sulle dita: nel negozio dove ogni giorno fa la spesa le rivolgono poche parole ma tanti sorrisi e lei adora quel “Kali orexi”, “il buon appetito più bello che abbia mai sentito”. Da quando ha deciso di lasciare il suo lavoro di giornalista per un’emittente locale di Lecce e di stabilirsi nell’isola greca di Leucade, che sente intimamente sua, Elisa si è riappropriata del suo tempo: non deve più sottostare ai ritmi imposti dalla routine della televisione che rappresentava per lei “un gorgo infernale” da cui si sentiva fagocitata e al quale aveva dovuto adeguarsi per troppo tempo, circondata da persone superficiali dalle “facce di plastica”. A spingerla a troncare con la sua vita precedente è stata soprattutto la morte del padre, con cui, da figlia unica, aveva un rapporto privilegiato fin dall’infanzia: senza di lui le sembra che nulla abbia senso, nemmeno le scelte personali e professionali fatte fino a quel momento. Forse, si è ritrovata a pensare, dopo i quaranta bisogna cambiare passo e riempire di senso molte giornate in cui il tempo sembra sprecato più che impiegato. Sente dentro di sé la voce di suo padre ripeterle che “sprecare il tempo è un reato”, perché ogni momento è quello giusto per gioire. Così sull’isola giorno dopo giorno Elisa si immerge nel mare cristallino dello Ionio e allo stesso tempo riprende confidenza con sé stessa, attraversando tutte le “stagioni del suo viaggio” che è soprattutto un itinerario tra ricordi e sentimenti vissuti, nella speranza di trovare la spinta per scrivere quella storia che ancora non ha avuto il coraggio di raccontare, con protagonista il padre e il suo tenero amore. E, quando meno se lo aspetta, si scopre pronta a rispondere al richiamo della vita che giunge inaspettato grazie a nuovi incontri e nuove esperienze...

Maria Pia Romano è una figura poliedrica: laureata in Materials Engineering and Nanotechnology, è impegnata nella ricerca scientifica nel settore delle Nanotecnologie, ma è anche giornalista e collaboratrice di diverse testate, nonché poetessa e autrice di alcuni romanzi, tra cui L’anello inutile (Besa 2011-2012-2015), finalista al premio Nabokov 2012. Ne Le stagioni del viaggio ritroviamo il personaggio di Elisa, giornalista e ghost writer salentina, già incontrata nel romanzo Le amiche imperfette, ora alle prese con una crisi esistenziale, scaturita inizialmente dalla morte del padre, ma in realtà in grado di mettere in discussione le scelte personali e sentimentali, l’ambiente di lavoro e chi le sta accanto. Le riflessioni della protagonista e i ricordi di vita familiare non sono però sufficienti a far partire una trama che permetta al lettore di immergersi nella storia: anche quando vengono introdotti nuovi personaggi l’approfondimento psicologico e la caratterizzazione risultano limitati. Lo stesso conflitto interiore di Elisa pare un po’ appiattito all’opposizione tra un mondo fuori, intriso di superficialità e materialismo, e un mondo interiore, caratterizzato dall’onestà intellettuale e dalla profondità dei sentimenti della protagonista, senza la possibilità di sfumature e zone d’ombra. Le descrizioni del paesaggio marino, del risveglio primaverile del piccolo centro di pescatori, della luce dell’estate sulle coste dell’isola di Leucade, da cui nelle giornate particolarmente serene si può intravedere Itaca, sono tra le pagine più godibili del romanzo.