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Le stelle dei giganti

Le stelle dei giganti

2027. Victor Hunt, direttore degli Studi Teorici alla Società di Strumenti Nucleari Metadyne, consociata della IDCC, è in viaggio su di una nave suborbitale Boeing 1017 da Londra verso San Francisco. Da lì dovrà recarsi a Portland, in Oregon, alla sede centrale dell’azienda-madre. I suoi studi sull’estinzione delle particelle materia-antimateria vanno molto bene e lui immagina di essere stato convocato per questo con urgenza dai vertici della IDCC, che gli hanno chiesto però di portare con sé l’unico prototipo esistente del trimagniscopio, prodotto dopo due anni di ricerche fatte da Hunt nel campo della fisica dei neutrini. L’apparecchio permette di creare un modello tridimensionale di qualsiasi oggetto, da una molecola a una nave spaziale, identico in ogni particolare esterno ed interno ma facilmente analizzabile e visualizzabile. Hunt viaggia con Rob Gray, capo del reparto tecnico sperimentale della Metadyne, che ha già prenotato un jet privato da San Francisco a Portland per accelerare i tempi. Una volta all’IDCC, Hunt e Gray vengono ricevuti da Felix Borlan, presidente della società. Qualche convenevole e poi le prime rivelazioni: il miglior cliente dell’azienda è l’UNSA, l’esercito dell’ONU. Sono loro ad aver fatto richiesta urgentissima del prototipo del trimagniscopio, serve per qualcosa di segretissimo che Borman ignora, ma che promette di fruttare alla IDCC centinaia di migliaia di dollari. Qualche giorno di pausa e toccherà andare a Houston, dove tutto verrà chiarito. Una settimana dopo Hunt e Gray arrivano in Texas e vengono ricevuti da Gregg Caldwell, direttore della Divisione Navigazione e Comunicazioni (NAVCOM) dell’UNSA, che rivela loro qualcosa di incredibile. Circa tre settimane prima, vicino alla base lunare Copernico Tre, dove sono in corso scavi e sondaggi per la costruzione di nuovi edifici, è stata individuata una cavità simile a una caverna, cosa già di per sé molto insolita, perché sulla Luna non ci sono caverne. Ma una volta entrati nella cavità i tecnici hanno trovato i resti di una frana e… un corpo semisepolto dai detriti. Il cadavere mummificato di un uomo con una tuta spaziale e un casco. Un uomo morto 50.000 anni fa…

Nel 1968 un giovane ingegnere londinese di nome James P. Hogan – come tanti, tanti altri – si recò al cinema a vedere il capolavoro di Stanley Kubrick 2001: Odissea nello spazio. Un film che lo esaltò solo al 90%: il finale, infatti, a suo parere era arruffato e confuso. Contestato e deriso da alcuni suoi amici per questo suo parere negativo, Hogan scommise con loro di essere in grado di creare una Space Opera altrettanto affascinante ma più coerente dal punto di vista della trama. Il risultato fu nel 1977 Inherit the stars (in Italiano Lo scheletro impossibile), primo romanzo di una serie di cinque, i primi tre (appunto Lo scheletro impossibile, Chi c’era prima di noi e La stella dei giganti) dei quali vengono qui proposti in un unico volume Urania. Quando Hogan raccontò il retroscena sulla creazione della sua saga, ricevette una risposta piccata addirittura da Arthur C. Clarke, che spiegò che forse il finale del romanzo di Hogan era più coerente e chiaro, ma quello di 2001: Odissea dello spazio senza dubbio aveva fruttato più soldi. Freddure a parte, il Ciclo dei Giganti è un esempio importante di quella che successivamente è divenuta un classico della cosiddetta archeologia fantastica, ovvero la teoria degli antichi astronauti, cioè l’ipotesi che il genere umano abbia origini almeno in parte extraterrestri. In questo caso l’autore immagina che la civiltà nel nostro sistema solare si sia sviluppata in realtà milioni di anni fa sul pianeta Minerva, in orbita tra Marte e Giove e successivamente distrutto (il risultato dell’immane catastrofe sarebbe la formazione di Plutone e della fascia degli asteroidi, oltre alla “migrazione” della Luna nell’orbita terrestre) e che i Terrestri siano discendenti di profughi alieni geneticamente modificati su Ganimede (che c’entra Ganimede? C’entra, c’entra...). Il tutto condito da guerre spaziali, complotti segreti millenari e un gusto molto “da ingegnere” per la tecnologia.