Salta al contenuto principale

Le torri del silenzio

Le torri del silenzio

Ranpur, settembre 1939. Miss Barbara Batchelor, anche chiamata semplicemente Barbie, è ormai giunta al momento di ritirarsi dalla sua carica di sovrintendente delle scuole della missione protestante di Ranpur. È certa che la sua sostituta, una certa Miss Jolley, non sarà in grado di sbrogliare tutto ciò che si sta lasciando dietro ma, d’altro canto, le è stato comunicato che non ha più alcun motivo di posticipare la data del suo ritiro. E così, da fervida credente quale è sempre stata, si rimette alla volontà di Dio. È certa, anzi, che sia stato proprio Lui a portarla a leggere un annuncio apparso sulla “Ranpur Gazette” pochi giorni prima del suo pensionamento, nel quale tale Mrs Mabel Layton del Rose Cottage di Pankot scriveva di cercare una donna con cui condividere il suo alloggio. Barbie, che non è mai stata a Pankot, è convinta che quella stazione collinare in cui molte delle autorità di Ranpur trascorrono la stagione calda sia una valida alternativa dove passare la sua vecchiaia. Decide, quindi, di rispondere all’annuncio di Mrs Mabel Layton che, contro ogni più rosea aspettativa, la invita a trascorrere tre settimane di vacanze nel Rose Cottage come periodo di prova. Barbie arriva a Pankot alle otto e dodici minuti del 2 ottobre e nota subito Aziz, il vecchio servitore di Mrs Mabel Layton, in attesa sulla banchina della stazione. Prima di partire era stata così accorta da inviare per lettera una sua fotografia, per evitare che entrambi perdessero del tempo cercando di individuarsi a vicenda tra la folla di viaggiatori scesi dal treno proveniente da Ranpur. Il viaggio in tonga verso il Rose Cottage si rivela piuttosto lungo e a metà tragitto Aziz fa segno al tonga walla di arrestare la vetturina, per permettere alla Memsahib di ammirare il panorama. Barbie non ha mai visto nulla di simile: il terreno è di un verde brillante e rigoglioso, greggi di pecore e capre scendono lungo il medesimo declivio che a breve percorrerà con il tonga e che, al termine, conduce a un villaggio. Pankot. Quello che Barbie spera di poter, finalmente, chiamare “casa”…

Con Le torri del silenzio il romanziere britannico Paul Scott giunge al terzo capitolo del suo The Raj Quartet, serie pubblicata in Inghilterra tra il 1966 e il 1977. Negli anni Ottanta, in patria, ne è stata tratta una serie tv, mentre in Italia è stata ripubblicata negli ultimi anni da Fazi Editore con una nuova e più moderna traduzione. Giustamente definita il Guerra e pace anglo-indiano, giunti a questo punto appare ormai evidente come le etichette di “romanzo storico” o “saga familiare” siano estremamente riduttive. Al contrario di quanto ci si aspetterebbe, infatti, Le torri del silenzio si apre facendo un passo indietro nel tempo di addirittura di tre anni rispetto ai “fatti di Bibighar”, già ampiamente sviscerati nel primo capitolo della saga (e – ahimè – anche nel secondo). Risulta sempre più evidente, ormai, quanto la penna dell’autore agisca come una sorta di telecamera che via via inquadra, si focalizza e zooma sui diversi personaggi che continuano a incontrarsi e scontrarsi all’interno dell’intreccio narrativo, dandogli modo di approfondire sempre di più le sensazioni e gli stati d’animo di inglesi e indiani che si trovavano a vivere in prima persona gli anni del declino della potenza coloniale britannica nel subcontinente indiano. In questo penultimo volume, infatti, il focus è quasi del tutto concentrato sulla figura di Barbie Batchelor, lasciando piuttosto sullo sfondo alcuni dei personaggi che l’avevano fatta da padrone nei primi due capitoli della saga: in primis il capitano Ronald Merrick (una delle figure principali anche del primo romanzo), così come Sarah, Susan e Mildred Layton, e tutto l’entourage inglese e indiano della piccola Pankot. Le torri del silenzio, come già appariva chiaro ne Il giorno dello scorpione, non prosegue il racconto storico in maniera lineare, ma piuttosto procede con salti avanti e indietro nel tempo in base alle esigenze narrative. Nonostante ciò, però, l’autore mantiene uno stile di scrittura uniforme e molto spesso dialogico, che non porta difficoltà alla lettura come accadeva con il primo volume, Il gioiello della corona, che si presenta eccessivamente prolisso, frammentato e ripetitivo. Con questo terzo capitolo, in ogni caso, si giunge al 1945 e alla conclusione della Seconda guerra mondiale; la citazione riportata in appendice, quindi, sembra far presagire che La divisione delle spoglie, il quarto e ultimo libro della saga, si concentrerà maggiormente sulla transizione dell’India a un governo autonomo. Per scoprirlo bisognerà di armarsi di coraggio e affrontare le sue più di settecento pagine...