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Le tre vedove

Le tre vedove

Rachel Nelson è al ranch quando arriva la polizia. Vestito lungo a fiorellini a maniche lunghe e abbottonato fino al collo e capelli intrecciati è dedita ad un’attività che la calma: sta preparando barattoli e conserve per l’inverno, riempiendo i vasetti precedente lavati di patate salate a pezzi. La dispensa è quasi piena di verdure e manzo sotto sale, la sua carne anche se non bella da vedere è molto buona. Il ranch è circondato da più di centocinquanta chilometri di deserto e avvoltoi, una struttura non recente, una vecchia tenuta di pochi ettari, modesta e un po’ anonima, a tratti anche disordinata e decrepita, però l’interno è accogliente e pulito. Ci vive con suo marito e le altre due mogli, Emily e Tina, così diverse da lei e tra loro, come racconta la foto di famiglia che attira l’attenzione di uno degli agenti. Rachel prega Dio di perdonarla per aver mentito alla polizia, per aver nascosto le botte di Blake, ma il loro modo di vivere non è visto di buon occhio da chi non appartiene alla loro Chiesa dei santi dell’ultimo giorno e tocca a lei proteggere tutto il loro mondo, anche davanti alle brutte notizie...

Salt Lake City. Rachel, Emily e Tina, tre mogli diverse ma legate da un rito religioso che le rende contemporaneamente sorelle e fuorilegge, poiché la poligamia, nello Utah, è illegale. La loro stessa Chiesa divide i fedeli in una profonda spaccatura tra poligami e monogami, creando attriti e dissapori che esplodono dopo la morte violenta di Blake portando a galla odio e rancore, fino ad allora nascosti più o meno abilmente sotto la superficie polverosa del deserto. Un thriller incalzante dove la storia si rivela un dettaglio alla volta, e dove niente e nessuno è quello che sembra. La scrittura è vivida, fluida, essenziale ma visiva: Cate Quinn sa mostrare, più che descrivere. I personaggi sono ben caratterizzati e si rivelano pagina dopo pagina, cambiando continuamente luci e ombre, così da disorientare il lettore. Tutti sono sospettati, nessuno è colpevole, tutti sono colpevoli: la verità sembra sempre a portata di mano, ma sfugge ogni volta che le ci si avvicina, è inafferrabile. Segreti e false piste, bugie e depistaggi, teorie complottiste e caccia ai fantasmi confondono e stordiscono, fin dall’inizio si percepisce l’esistenza di non detti e storie taciute. Scritto in prima persona dalle mogli, a capitoli alterni, si snoda attraverso i loro punti di vista, e con essi cambia anche faccia della verità, in un gioco di specchi che finisce per frastornare. La narrazione al presente trasmette ansia, e tensione e la brevità dei capitoli contribuisce al ritmo, fino al finale inaspettato (forse un pelo eccessivo, però: peccato). Un romanzo che tra le righe racconta anche di diffidenze, paure, maltrattamenti sulle donne e religione come alibi, e lasciando al lettore qualche riflessione in sospeso.