Salta al contenuto principale

Le ultime 5 ore

Le ultime 5 ore
Karen è una mamma single che ha un appuntamento con un uomo conosciuto su internet. Rick è un barista depresso e plurifallito convinto che la svolta della sua vita sia donare migliaia di dollari ad un santone della tv. Luke è un predicatore che ha appena avuto l’illuminazione inversa: si è convinto che Dio non esiste e ha prelevato tutti i soldi della sua congrega a scopo personale. Rachel è una ragazza con il fisico da modella e le capacità relazionali di un robot: è nata con delle lesioni al lobo frontale del cervello, alleva cavie da laboratorio e sta cercando un maschio alfa che la ingravidi solo per dimostrare a suo padre di essere un essere umano. Ritrovatisi tutte in una squallida sala da cocktail nei pressi dell’aeroporto di Toronto, queste quattro personaggi (cinque con Warren, l’appuntamento al buio di Karen) danno il via a quella che in principio sembra una normale interazione tra individui. Come degli animali catapultati improvvisamente in un nuovo habitat, i cinque si scrutano, si studiano e recitano le parti che prevede il copione scritto a quattro mani da madre natura e l’evoluzione umana. Ma le cose prendono improvvisamente una piega diversa: mentre fuori dalla sala cocktail esplode il caos - il prezzo del petrolio sale vertiginosamente, la luce funziona ad intermittenza, i telefoni non danno segni di vita, terribili esplosioni rimbombano lontano - intrappolati lì dentro i quattro protagonisti, fino a quel momento perfetti sconosciuti, si ritrovano a condividere tutte le loro psicosi ed a riflettere sul significato della vita…
A due anni di distanza da Generazione A (ed a ventuno dal suo esordio, Generazione X) Douglas Coupland conferma tutto il suo genio visionario, la sua speciale capacità di prevedere una verosimile evoluzione di alcuni aspetti della società moderna e del suo capitalismo ‘internettiano’. Proprio come  in Generazione A anche in questo romanzo, nonostante sia ambientato nel presente, il suo punto di forza è lo sguardo dell’autore proiettato verso il futuro (un futuro sempre molto catastrofico, ahinoi). E Coupland, tramite la voce dei suoi protagonisti, ci regala alcune chicche che valgono il prezzo del biglietto. Come la teoria monetaria cristallografica: l'ipotesi secondo la quale il denaro è la cristallizzazione o condensazione del tempo e del libero arbitrio, o la diecisettembricillina: una pillola che ti fa dimenticare qualsiasi tipo di trauma riportando la memoria al giorno prima dell’accaduto. La storia però subisce un po’ troppo tutte queste visioni dal futuro. L’idea di raccontare gli eventi dai diversi punti di vista non è male (anche se non originale) ma si ha la netta sensazione che l’autore utilizzi i personaggi soltanto per dare voce ai suoi appunti, non per costruire una struttura narrativa. È sempre Coupland che parla, non Karen o Luke o Rick, e l’intreccio, che all’inizio promette un po’ di azione, in realtà fatica a decollare, fino a dissolversi quasi completamente in mezzo al mare delle riflessioni. L’appendice finale (legenda futura) conferma tutti le perplessità sul romanzo. Si tratta un riassunto di tutto il genio visionario dell’autore che compare in queste pagine. Un brillante condensato del talento di Coupland che però fa sorgere spontanea una domanda: non era sufficiente leggere/scrivere solo quello?