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Le ventuno lune di Guna

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Samira ha ancora gli occhi chiusi. Giace distesa nel suo letto, nonostante fuori dalla finestra gli uccelli abbiano già iniziato a cantare e la luce farsi spazio tra le ultime resistenze della notte. Sente dei piccoli passi nella stanza e il profumo di Tamara la colpisce dritta al cuore. Riconoscerebbe quella ragazza tra mille; era scappata dal suo popolo qualche tempo prima. L’avevano trovata stremata e senza forze al limitare del villaggio e subito tra di loro era scattato qualcosa. Lei non ha fratelli né sorelle; Tamara è stata costretta a lasciare i suoi. E come per un tacito accordo, si sono legate così tanto che Samira non ha dubbi: scenderebbe in guerra per difenderla, se mai la sua tribù venisse a reclamarla. Eppure quello che maggiormente teme non è ancora accaduto e il loro rapporto si è cementato ancora di più. Mentre continua a tenere gli occhi chiusi e aspetta che lei la tocchi per svegliarla, qualcosa la colpisce; quando ha sussurrato “Samira”, nella voce di Tamara ha percepito qualcosa che mai aveva sentito prima, neanche nei giorni successivi alla sua fuga. Timore, che “su di lei stride come una goccia di limone all’interno di una nocciola di miele” e che le fa spalancare gli occhi alla ricerca di ciò che ha messo in allarme l’amica…

Primo romanzo di Paola Poli - medico chirurgo e agopuntore, nonché Presidente di AGOM (Agopuntura nel mondo, associazione di volontariato) – Le ventuno lune di Guna si presenta come un romanzo di formazione, personale e spirituale. Collocato in uno spazio e in un tempo indefinito, ha come protagonista Samira, giovane donna che viene chiamata ai suoi doveri di guaritrice da parte della sua tribù; una iniziazione che intraprenderà senza esitazione, accompagnata dalla nonna Guna in un viaggio che le condurrà letteralmente e metaforicamente al centro della terra e al centro di loro stesse. Un percorso sì fisico ma anche – e soprattutto – spirituale; quest’ultimo elemento è fortemente inserito nella narrazione, richiamato non solo dalla tipologia di scrittura eterea e quasi sognante, ma anche dalla numerosa presenza del divino, di amuleti che richiamano le virtù teologali e custodi che sembrano richiamare gli angeli. Un libro nel quale sono la conoscenza e l’amore, inteso come profonda consapevolezza dello scibile che mai perisce e che si rinnova costantemente, i veri protagonisti. Tuttavia, la costante alternanza di elementi sacri e profani porta il lettore a chiedersi – più di una volta durante la lettura – in quale periodo sia effettivamente collocata la narrazione, anche solo per avere più chiaro e coerente il messaggio trasmesso.