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Le vergini

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Mariana ha ripreso faticosamente a lavorare e a ricevere, nel salotto della sua casa nella periferia nord occidentale di Londra, il gruppo di psicoterapia di otto persone, con i quali ha sempre avuto un approccio informale e disinvolto. Di madre inglese, perduta poco dopo la nascita, e padre greco, cresciuta nei sobborghi di Atene, ha studiato in Inghilterra e lì si è stabilita, in quella casa coperta di fiori profumati della quale si è subito innamorata, dopo il matrimonio con Sebastian. Con suo padre il rapporto è sempre stato difficile e nei suoi confronti si è sempre sentita inadeguata, persino dopo la sua morte. Ma, anche se nella sua infanzia c’è stato poco amore, Mariana gli voluto bene. Come ne ha voluto a sua sorella maggiore, Elisa, che pure non le mai mostrato interesse o attenzione, motivo per cui lei è cresciuta sostanzialmente sola, isolata e a disagio in presenza di altre persone. Che abbia scelto di diventare una terapeuta di gruppo sembra, quindi, un po’ paradossale, ma per essere bravi “bisogna, in un certo senso, essere invisibili. E Mariana in questo ci sapeva fare”. Adesso, però, per lei è tutto troppo faticoso. Un anno prima Sebastian, il suo Sebastian, del quale era perdutamente innamorata quando si erano conosciuti a Cambridge, è morto in un incidente in mare, mentre erano in vacanza a Naxos. Per lei adesso la vita è diventata grigia e spenta ed è come se guardasse tutto da dietro un velo di tristezza. Una sera di ottobre, dopo un incontro col gruppo che ha avuto uno strascico spiacevole a causa di Harry, un paziente problematico, Mariana ha voglia soltanto di bere e continuare a pensare al suo dolore tra le cose di Sebastian ancora in giro per casa, ma all’improvviso squilla il telefono. È Zoe, la figlia di sua sorella che lei e Sebastian hanno adottato quando aveva sei anni perché i suoi genitori erano morti in un incidente d’auto. È sconvolta, le chiede di accendere il televisore e sintonizzarsi sul telegiornale. A Cambridge, nella riserva naturale di Paradise, è stato ritrovato il cadavere di una ventenne dai capelli rossi, brutalmente accoltellata. Zoe è convinta si tratti di Tara, la sua più cara amica, compagna di studi al St Christopher’s College. Il mattino dopo Mariana è già lì, ma per lei è molto complicato. I ricordi la investono come un fiume in piena: il giorno in cui lei e Sebastian hanno accompagnato Zoe al college per la prima volta, quello in cui lui e lei si sono conosciuti in quello stesso luogo quando lei aveva diciannove anni e studiava Inglese e lui Economia; e poi ancora prima, quando a diciotto anni Mariana si era trasferita da Atene in quel paese meraviglioso che aveva conosciuto fin da ragazzina nei primi libri che amava leggere. Proprio tra quelle pagine aveva conosciuto l’eroe romantico che poi aveva preso le sembianze di Sebastian anni dopo. Ma adesso Mariana deve sforzarsi di pensare a Zoe, il suo unico affetto rimasto, deve proteggerla e per farlo deve scoprire qual è il segreto di Tara che sua nipote non vuole svelarle. E soprattutto capire cosa c’entri con l’omicidio l’affascinante e misterioso Edward Fosca, il giovane professore di Harvard che insegna tragedia greca e incanta studenti, ma soprattutto studentesse, con il suo magnetismo. Mariana è sicura che nasconda qualcosa, e il dubbio diventa certezza quando vengono assassinate altre ragazza che, come Tara (e anche Zoe?), fanno parte di un gruppo scelto di studentesse di Fosca chiamate Le vergini e ancor più quando cominciano a comparire cartoline che riportano versi in greco tratti dalle tragedie di Euripide, sinistramente allusivi agli omicidi…

Dopo il successo straordinario del suo esordio – forse il più grande del 2019 – da 3milioni di copie vendute nel mondo con La paziente silenziosa, torna lo scrittore inglese di origine cipriota Alex Michaelides, con un nuovo libro attesissimo dai suoi lettori. Si tratta di un romanzo “elegante, sinistro e coinvolgente”, per citare lo scrittore Chris Whitaker, che mescola abilmente thriller psicologico, indagini, sentimenti e mitologia classica. La protagonista è una psicoterapeuta specializzata in terapia di gruppi, ancora traumatizzata dal lutto che l’ha lasciata sola al mondo, con l’eccezione dell’amata nipote adottata insieme al marito da piccola; l’intensa storia d’amore finita tragicamente ha lasciato un vuoto profondo nella sua vita che è rimasta come congelata. Eppure la trama svela al lettore fragilità della donna che risalgono a molto tempo prima, paure e ossessioni che le impediscono di vedere davvero: ed è questo che fa paura anche al lettore, l’idea che esiste la possibilità che il dolore impedisca di essere abbastanza lucidi per riprendere in mano la propria vita dopo una prova difficile. Il punto di vista del racconto è quello di Mariana e al centro vi è la sua ossessione che riguarda il carismatico e misterioso professore americano, il colpevole perfetto che intrattiene rapporti equivoci con le sue studentesse, immersi nel fascino senza tempo dei versi di Euripide, il più moderno dei tragediografi greci classici, che approfondisce di più la psicologia dei suoi personaggi e gli aspetti sociali delle sue storie. Nella tragedia greca, ha detto Michaelides in una intervista, “l’amore è rappresentato spesso come qualcosa di dannoso, pericoloso, ed è quello che volevo riproporre in questo romanzo. A volte compiacimento e sottomissione si confondono con l’amore, che non sappiamo bene cosa sia ma certo non questo”. A volte il sentimento acceca, sembra volerci dire questa storia, e infatti Mariana è vittima dei suoi sentimenti – del suo dolore, del suo amore -, dei quali non si rende conto di essere in completa balìa se non quando la verità la investe con la violenza della sua crudeltà. Molto intrigante l’ambientazione nell’esclusivo college inglese, dove lo stesso autore ha studiato, che ne fa un classico thriller dark accademico, come vengono definite queste storie e, come già detto, la mitologia, considerata in un’ottica interessante che ha ben spiegato l’autore quando ha detto che, in realtà, ciò che gli interessava in questo caso è “il bisogno di costruire dei miti che finiscono per prevalere sulla ragione”. Un’atmosfera resa innegabilmente seducente anche dai rimandi costanti alla tragedia greca, perché “Un noir è essenzialmente una moderna tragedia greca con un eroe che deve risolvere un mistero, una rivelazione verso la fine (ndr la cosiddetta agnizione), un viaggio dalle tenebre delle prime pagine verso la luce delle ultime”. A suo parere, infatti, la tragedia può essere considerata l’archetipo delle storie di investigazione. Michaelides non ha lesinato, in varie interviste, particolari che riguardano la scrittura di questo romanzo. Per esempio, ha raccontato che l’idea del professore magnetico e manipolatore idealizzato dagli studenti deriva da una vicenda personale che risale a quando studiava psicoterapia di gruppo e si è reso conto che il professore tendeva a prevaricare le persone senza che queste se ne rendessero conto. Un meccanismo abbastanza comune nei gruppi che, sostiene, trova un parallelo anche in questo caso, nella tragedia. Da qui l’idea delle giovani donne che appaiono soggiogate dal fascino del coltissimo e abilissimo affabulatore che le coinvolge nello schema del circolo chiuso e dei riti segreti, che a qualcuno – absit iniuria verbis! – ricorderà il bellissimo Dio di illusioni di Donna Tartt. L’autore ha detto anche di aver avuto molto timore a scrivere ancora dopo l’inaspettato successo del primo romanzo e di essere stato “aiutato” dal lockdown, durante il quale proprio la scrittura gli ha consentito di affrontare quel difficile periodo. A dirla tutta, questo page turner scorrevole, anche grazie ai capitoli brevi, dal finale abbastanza inaspettato, ha ricevuto diverse recensioni negative ma, pur non essendo un romanzo memorabile e all’altezza del precedente, non è neppure una lettura sgradevole o noiosa, anzi. A questo proposito, chi ha letto La paziente silenziosa riconoscerà un riferimentoa Theo, il protagonista di quel libro. L’autore, che ama ripetere quanto Agatha Christie sia stata importante per lui – “ha fatto di me un lettore e poi uno scrittore” -, ha raccontato che l’idea di prendere un personaggio, magari minore, di un romanzo e farlo diventare protagonista di un altro l’ha “rubata” proprio dai suoi libri. Ha detto anche di esser un grande ammiratore di Alfred Hitchcock e di aver visto più volte “La donna che visse due volte” durante la stesura del romanzo; d’altra parte si è occupato per lavoro di sceneggiatura e le sue storie lo evidenziano; non certo un caso che Le vergini diverrà una serie televisiva a breve. Infine, un’ultima curiosità. La prossima storia di Alex Michaelides sarà ambientata in un’isola greca – la matrice non cambia, quindi – di proprietà di una star del cinema. Chissà che intrigo ha in serbo per i suoi lettori, stavolta.