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Le verità provvisorie

Le verità provvisorie

Il 15 luglio 2024 un padre muore improvvisamente, poche ore dopo aver parlato al telefono con la figlia, appena atterrata a Napoli. L’uomo, che fino a quel momento sembra stare bene, si alza presto, va nell’orto, saluta il vicino, apre il cancello all’imbianchino e accoglie la donna incaricata di preparargli il pranzo. Poi va dal medico di famiglia per un controllo al cuore. Il medico lo rassicura e gli consiglia di riposare, ma appena uscito dallo studio cade a terra e muore. La figlia raggiunge il paese e trova il padre già composto sul letto della casa che lui stesso ha costruito. Per l’ultima notte gli mette accanto una bacinella con acqua e sapone, un asciugamano e un mazzo di carte da gioco, pensando alle partite di briscola che amava fare con gli amici. Prima che la bara venga chiusa, gli scrive una lettera, come aveva fatto poco più di un anno prima per la madre, morta dopo una lunga malattia. Dopo il funerale riprende il tour di presentazioni del libro pubblicato alcuni mesi prima. Nini, il compagno con cui vive da due anni, la accompagna nei viaggi in Puglia e in Umbria. Entrambi hanno già attraversato il lutto per la perdita della madre e ora devono fare i conti con una seconda morte. La donna smette di scrivere. Riapre L’invenzione della solitudine di Paul Auster, che aveva letto nei giorni successivi alla morte della madre, e ritrova nel frontespizio la frase «Salvare il salvabile». Intanto, nei suoi diari riaffiorano ricordi lontani: una poesia di Czesław Miłosz trovata per caso su una bancarella di Port’Alba e una domanda sulla capacità del cuore di continuare a vivere dopo una perdita. Con la morte del padre, quella domanda assume un significato nuovo: la presenza dei genitori che prima sembrava proteggerla dalla consapevolezza della morte viene meno, lasciandola sola davanti alla propria mortalità…

Ci sono esperienze per le quali il linguaggio sembra inizialmente insufficiente. La morte dei genitori appartiene a questa categoria: non è soltanto una perdita, ma può diventare una frattura nella percezione di sé, perché con loro scompare anche una parte della storia attraverso cui abbiamo imparato a riconoscerci. È da questa frattura che prende avvio Le verità provvisorie di Carmen Pellegrino un memoir costruito intorno al lutto e al tentativo di elaborarlo attraverso le parole come forma di libertà. Il romanzo procede come un flusso di coscienza, senza seguire un andamento narrativo tradizionale. Alla voce dell’autrice si sovrappongono pagine di diario e frammenti di scritture appartenute ad altre persone, vissute in epoche e circostanze a volte molto lontane dalle sue. La scrittura degli altri diventa così una sorta di interlocutore: persone sconosciute, spesso alle prese con altre forme di perdita, prigionia, guerra, separazione o sradicamento, entrano nel libro non come semplici citazioni, ma come presenze con cui confrontarsi. Questa struttura rende Le verità provvisorie un racconto sì sul lutto, ma anche sulla possibilità di trovare nelle parole degli altri una forma di compagnia. I diari hanno infatti una caratteristica particolare: una persona affida alla pagina un pensiero, una paura, un ricordo, emozioni che continuano a esistere anche quando quella persona non c’è più. È in questo senso che la scrittura diventa una forma di libertà. Permette di lasciare una traccia e di affermare la propria presenza. Ne Le verità provvisorie la perdita dei genitori non viene presentata come un’esperienza da superare attraverso un percorso lineare. Al contrario, il lutto procede attraverso improvvise riaperture della ferita. E la scrittura segue questo movimento ruotando intorno a ciò che resta. La perdita, inoltre, di chi ci ha messi al mondo significa, in qualche modo, dubitare della propria stessa esistenza, che è uno dei pensieri più radicali di questo memoir, e non perché la nostra vita finisca con la loro, naturalmente, ma perché viene meno chi custodiva la memoria dei nostri primi anni, chi testimoniava che quella persona che siamo oggi è esistita anche prima di poterlo raccontare. La morte dei genitori può allora assumere il carattere di una perdita della propria origine. Da questa consapevolezza nasce una ricerca che porta Pellegrino fuori dalla dimensione strettamente personale. L’autrice cerca altre vite, altre scritture, altri modi di raccontare l’assenza. Cerca una lingua con cui poterci stare dentro. E, attraverso le parole proprie e quelle degli altri, suggerisce che forse superare una perdita non significa lasciarsela alle spalle, ma trovare il modo di portarla con sé senza permetterle di cancellare tutto il resto. In questo intreccio di voci c’è anche la malinconia, che non viene utilizzata come semplice atmosfera, ma sembra appartenere alla materia stessa del romanzo. È il sentimento di chi sa che non può riportare indietro ciò che ha perduto e, nello stesso tempo, non vuole trasformare il ricordo in qualcosa di immobile. Ma andare avanti non significa dimenticare, al contrario, significa cercare un modo diverso per continuare a stare in relazione con ciò che non c’è più. Il titolo, Le verità provvisorie, restituisce bene la natura di questo percorso. Nel lutto non esistono risposte definitive, né una formula capace di stabilire quando il dolore sia davvero finito. Esistono invece verità temporanee, pensieri a cui affidarsi per un tratto e che possono essere modificati dall’esperienza successiva.