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Le vite nascoste dei colori

Le vite nascoste dei colori

Mio nasce tra i kimono nel trambusto di una mattina di novembre, mentre al santuario di Akagi si sta celebrando un matrimonio. Le stoffe, tinte da suo nonno, fanno risaltare l’incarnato della donna, lo shiromuku, il kimono da sposa, confezionato dalla sua famiglia, la rende bellissima. È questa la loro attività: tessuti e tintura. È una bambina tranquilla e silenziosa, piange con moderazione solo per segnalare che ha fame o qualche piccolo disturbo. Tutto cambia quando Mio inizia a vedere. Sono forme indistinte, ombre, che la animano e le fanno emettere suoni forti, vivi. Il colore sta entrando in lei. Solo parecchio tempo dopo avrebbe saputo capire e dare il nome a tutti i colori del mondo. La cura del dettaglio e la pazienza, l’attenzione ai cromatismi e il costante impegno, Mio li ha imparati da sua madre. Adesso lavora per Pigment a Tokyo. Vende e consiglia colori. Li studia, li abbina alle persone e agli ambienti, prende nota di tutte le sue sensazioni con precisione maniacale. È questo il suo talento. Quello che da piccola poteva essere una stramberia, adesso fa la sua fortuna, come insegnante e arredatrice. Ogni persona ha un colore per Mio. Quando Aoi entra da Pigment per una consulenza lei lo ascolta. Lui vuole rinnovare gli spazi dell’agenzia funebre di famiglia, di cui si occupa a tempo pieno, dopo la morte del padre. Preparare una salma e accudire i parenti, i rimasti, la ferrea organizzazione dei riti delle cerimonie, fanno di Aoi un uomo calmo e controllato. Entrambi i giovani hanno respirato da piccoli l’aria dell’azienda di famiglia e questo li accomuna. C’è però qualcosa che turba Mio, tanto da renderla sospettosa e diffidente, non riesce ad accostare nessun colore ad Aoi. Strano, non le è mai capitato e un sentimento nuovo entra nella sua vita. A ventotto anni, forse, è pronta a lasciarsi amare...

Con Le vite nascoste dei colori Laura Imai Messina ci offre un meraviglioso pantone per esercitare lo sguardo dell’anima alla bellezza. Di solito gli opposti si attraggono e si esaltano, come ben sottolinea la citazione di Leonardo da Vinci in epigrafe al primo capitolo. Mio si occupa del colore e la parte migliore di sé la vive in esso. Ha una percezione particolare, molto più degli altri, vede migliaia di tinte e ama definire il colore di tutto ciò che vede. Le è funzionale per dare un contorno al proprio mondo e la rassicura. Aoi, che significa azzurro/blu in giapponese, si occupa di accompagnare le persone nel giorno più buio e luttuoso della loro vita, quello della perdita di una persona cara. Cadere nel colore, deriva dall’espressione giapponese cadere in amore. È un romanzo con al centro un sentimento abbastanza complesso, che nasce dalla considerazione di dovere essere amati per dei meriti. Mio sa di avere questa percezione straordinaria e si aspetta che qualcun altro si innamori di lei per questo motivo. Invece, accade di poter essere amati per motivi assolutamente indipendenti e invisibili, anche a sé stessi. Infatti, Aoi, che ha una percezione normale, anzi, un po’ diversa dei colori si innamora di lei. Mio vive i colori in modo estremamente fisico. Quando è molto felice li vede potenziati, quasi fluo, mentre, quando è disperata, li vede gocciolare dalle cose, fino a farne una pozza a terra. La passione impaurisce Mio, perché individuarla significa capirla e accettarla. E lei ha timore di definire il sentimento che prova per Aoi non è pronta ad ammetterlo da subito. I personaggi dei romanzi di Laura Imai Messina ritornano, come se avessero delle vite interconnesse e abitassero più o meno gli stessi luoghi. L’autrice ha creato dei cross-over con dei romanzi precedenti, anche con Quel che affidiamo al vento. Ha inventato delle parentele e delle coincidenze. Vivere a Tokyo le ha insegnato che siamo tutti profondamente interconnessi, a volte in modo solo apparente, altre in modo più profondo. In ogni persona ci sono più colori, ma quando Mio incontra Aoi non riesce a vedere il suo, perché lui si occupa della morte. Questo tema è presente nel romanzo, ma non con la cupezza con cui è vissuto nel mondo occidentale. L’autrice ha studiato tutti i particolarissimi riti che sono legati alle cerimonie funebri, sia buddhiste che scintoiste e queste non hanno nulla di pesante. Il padre di Aoi, insegna al bambino che la vita è come una pianta, è un seme che viene posto dentro di noi al momento della nascita, che cresce e poi finisce. Tutto è vissuto in modo pacificato, è una presa d’atto della morte e del fluire della vita. L’armonia con cui tutto si lega traspare dalle pagine. Lo stile narrativo limpido coinvolge il lettore fin nel profondo. L’aiuto dato dal glossario e dalle spiegazioni del taccuino di Mio ci permette di scorgere la meraviglia e il significato di nuovi colori.