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Le vite parallele di Giaime Delogu

Le vite parallele di Giaime Delogu

20 luglio 2023, ore 08:10. Il suono del telefono lo sveglia e per un attimo Giaime è tentato di non rispondere e voltarsi dall’altra parte, nel letto. Ma in pochi hanno il numero del telefono fisso. L’ultima conversazione via cavo risale a un sacco di tempo prima, quando il mondo non era ancora del tutto impazzito e lui poteva ancora godere del calore di una famiglia. Il suono continua e Giaime, controvoglia, scosta il lenzuolo, si alza dal letto, posa i piedi sul parquet e si stropiccia gli occhi. Mentre percorre il corridoio per rispondere, si appunta il compito di regolare al minimo la suoneria dell’apparecchio. All’altro capo del telefono una voce femminile chiede del signor Indro Delogu. La voce si presenta come il capitano Virginia Prisco del comando provinciale dei carabinieri di Trento. Fortuna che non si tratta di una videochiamata e il capitano non può vedere l’agitazione di Giaime o capire il motivo per cui lui stringa tanto forte la cornetta del telefono – ha ormai le dita esangui – impegnato nello sforzo di non lasciarsela sfuggire di mano, come a volte accade quando è agitato. Giaime è un Asperger borderline e sa perfettamente che, se non risponde subito qualcosa, potrebbe venire sopraffatto dal terrore. Allora spiega che suo padre Indro al momento non può rispondere – e certo che non può farlo: il suo corpo è conservato, insieme a quello della madre, nel congelatore – e chiede di sapere cosa stia accadendo. Il capitano Prisco racconta che la settimana precedente, sulle pendici del monte Civerone, a oltre tremila metri d’altitudine, un ghiacciaio ha restituito il corpo di un uomo deceduto in quella montagna, presumibilmente durante la Prima guerra mondiale. La piastrina identificativa rinvenuta accanto al resto appartiene a Emilio Maria Delogu, nonno di Indro e bisnonno di Giaime. Per essere certi dell’identità dei resti, occorre effettuare un confronto di DNA. Pertanto, se il signor Indro fosse disponibile, spiega ancora il capitano, gli verrà inviato a mezzo corriere un kit per il prelievo di un campione che sarà poi sottoposto ad analisi nel laboratorio preposto a Trento. Giaime assicura che il prelievo verrà fatto. Poi, conclusa la telefonata, pensa che, ovviamente, il campione da analizzare sarà il suo e non quello del padre. D’altra parte, pensa, buon sangue non mente e le catene del DNA potranno rilevare comunque l’eventuale discendenza comune...

Giaime è un ragazzo – sedicenne al momento in cui l’Italia è devastata dallo scoppio della pandemia da Covid-19 – che vive la vita a modo suo e ne affronta le difficoltà con grinta e determinazione. Affetto da una particolare forma di autismo che lo ha costretto, da bambino prima e da ragazzino poi, a subire atti di bullismo, Giaime cerca di trovare il proprio ruolo all’interno di una realtà che non sempre sa comprenderlo e accettarlo. Tardivo secondogenito partorito dalla madre a quarantasette anni, è il fratello di Roberta, che studia alla London School of Economics e rientra a casa solo per le festività e le vacanze estive. Lui all’università ci sta pensando, ma non sa decidersi tra archeologia e ingegneria informatica. Figura singolare e parecchio eccentrica, Giaime nasce dalla penna e dalla fantasia di Antonello Ardu, scrittore sardo che ama raccontare storie che lui stesso definisce “a chilometro zero”, ambientate per lo più nella sua isola. Nel caso specifico di questo romanzo, le vicende che vedono protagonista il giovane uomo si intrecciano o corrono parallele, ma hanno un filo rosso che le accomuna: raccontano il suo processo di formazione. Al centro dei racconti la pandemia, i problemi legati al cambiamento climatico, la necessità di riconoscere i resti di un possibile avo, la preoccupazione per la sorella lontana, le tensioni che si respirano nei Paesi in guerra, lo stravolgimento della vita quotidiana e la necessità di trovare soluzioni ai problemi, dai più insignificanti a quelli più seri. Una storia fatta di altrettante piccole storie che convergono verso un unico centro; racconti ora spassosi ora malinconici che mostrano la fatica del crescere e la necessità di trovare il proprio posto nel mondo; una penna fluida, che a volte però indulge in maniera eccessiva nei particolari rallentando il ritmo della lettura; un personaggio capace di catturare l’attenzione e accendere la curiosità del lettore, che tifa per lui dalla prima all’ultima pagina.