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L’educazione sentimentale

L’educazione sentimentale

È il 15 settembre 1840 e Frédéric Moreau viaggia verso Nogent sur Seine a bordo di un battello partito da Parigi. Torna da Le Havre, dove la madre lo ha mandato a visitare un vecchio zio, da cui spera di ereditare. Nel corso del viaggio, Frédéric fa la conoscenza di Jacques Arnoux, il proprietario dell’Arte Industriale – un’azienda di tipo misto che gestisce un giornale di pittura e un negozio di quadri. Arnoux è in viaggio con la famiglia e Frédéric rimane particolarmente colpito dalla moglie: se ne innamora a prima vista, la signora Arnoux diventa per lui rapidamente un’ossessione. Ritorna a Parigi un paio di mesi dopo per iniziare a frequentare i corsi di giurisprudenza, e fin da subito si adopera per introdursi nell’ambiente che ruota attorno all’Arte Industriale di Arnoux, col solo fine, in realtà, di avvicinarsi alla moglie di questi. Il negozio di Arnoux, in rue de Montmartre, è bazzicato da una società bohème: Fréderic ha modo di conoscere, fra gli altri, Hussonnet – che lavora nei giornali di moda e disegna i manifesti per Arnoux; Sénécal – che lavora dando ripetizioni di matematica; il pittore Pellerin, – che passa il tempo leggendo tutti i libri di estetica che riesce a procurarsi convinto che, così facendo, finalmente un giorno riuscirà a creare dei capolavori suoi e a cinquant’anni, però, non ha ancora realizzato altro che abbozzi. Ci sono tutti gli ingredienti perché Frédéric possa concretizzare i suoi sogni di vita parigina tanto vagheggiati negli anni dell’adolescenza. Eppure...

Con L’educazione sentimentale, romanzo scritto fra il 1864 e il 1869 e che compare per la prima volta nelle librerie francesi nel novembre 1869, Flaubert avrebbe voluto scrivere, forse, “un libro su nulla” – come confidava anni prima a Luise Colet, l’amante di un decennio. Realizza, invece, un ritratto della generazione del 1848 – o di quanti, per lo meno, nel ‘48 avevano una ventina d’anni. In sottofondo alle avventure “amorose” di Frédéric Moreau si odono sempre i rumori degli assembramenti e dei disordini della Parigi dell’epoca, a cavallo fra la caduta della monarchia e la proclamazione della Seconda Repubblica. La trafila dei personaggi che Flaubert dissemina lungo il romanzo, sembra rappresentare una generazione sconfitta: tutti i personaggi sembrano dei perdenti: chi in una maniera, chi in un’altra: tutti hanno mancato e fallito la propria esistenza. Frédéric Moreau, il personaggio chiave e il fulcro di questa epopea della sconfitta, che alle porte dei vent’anni sogna di diventare un giorno il Walter Scott francese, che passa da un’ossessione all’altra, trascorrerà alla fine lungo la vita senza fare niente. Ricalcando, per certi versi, il tòpos balzachiano del giovane di provincia che giunge nella metropoli per scalare i gradini della società e affermarsi, Flaubert realizza una grande opera sulla disillusione e la sconfitta, sull’amore mancato e sulla vita sognata e mal vissuta, un ritratto ante litteram delle nevrosi dell’uomo moderno.