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Legami di sangue

Legami di sangue

È il 9 giugno 1976. Dana è nella casa in California in cui si è appena trasferita col marito, quando ha uno strano malore e scompare, sotto lo sguardo attonito di Kevin, che la vede poi ricomparire in un altro punto della stanza, gocciolante e sporca di fango. In quelli che per il marito erano stati pochi secondi, Dana ha avuto il tempo di salvare un bambino che stava affogando e di ritrovarsi con un fucile puntato. Non sa cosa sia successo; non fa in tempo a rifletterci su che ha di nuovo le vertigini. C’è un ragazzo da salvare, anche questo ha i capelli rossi e si chiama Rufus. È lo stesso ragazzo, ma ora appare più grande. Questa volta però non le basta salvarlo per tornare a casa. Dana ha modo di parlare con il ragazzo, affatto spaventato. Scopre che è il figlio del proprietario di una piantagione del Maryland, dove si trovano, e, cosa ancora più incredibile, che è il 1815. Ha viaggiato nello spazio e nel tempo. Riesce a tornare a casa solo dopo molte ore e una lotta con un pattugliatore che vuole stuprarla. Secondo Kevin è stata via solo tre minuti. Sembra che Rufus la chiami a sé quando è in pericolo e che Dana torni nel 1967 quando è lei stessa a rischiare di morire. Se è così, quella situazione continuerà finché uno dei due non sarà morto davvero. Rufus sembra non riuscire a tenersi lontano dai guai. Eppure è Dana a rischiare di più: per una donna nera con i pantaloni, nel sud schiavista di inizio Ottocento è davvero difficile sopravvivere…

Il viaggio di Dana si conclude simbolicamente il 4 luglio 1976, bicentenario dell’Indipendenza Americana, dopo che ha potuto toccare con mano la contraddizione di un Paese che aveva proclamato l’uguaglianza e il diritto alla felicità e permetteva l’esistenza della schiavitù. Avviene senza macchine del tempo, tanto che Octavia Butler, notissima come scrittrice di fantascienza, ha qualche riserva nel far rientrare questo romanzo in quel genere. Legami di sangue è infatti un ibrido: il fantastico c’è, ma ciò che domina è la forte realtà rappresentata; di finzione, ma basata sulle slave narratives, le memorie degli schiavi che sono riusciti a fuggire dagli stati schiavisti del sud degli Stati Uniti. La Butler ne ha lette parecchie di quelle testimonianze, cercando la risposta a un dubbio che si ripresentava spesso tra le nuove generazioni. Come era potuta durare più di un secolo la schiavitù? Perché non ci si era ribellati prima? È facile giudicare a posteriori, molto più difficile vivere il passato. Ed è sul suo corpo che Dana fa i conti con esso. La sua istruzione e l’autodeterminazione non possono aiutarla lì, dove è considerata solo quello che appare: una donna nera. Da ben altro dipendono i suoi privilegi, sostanzialmente dall’umore di chi ne possiede tutti: Rufus, il bianco proprietario terriero, che ha il potere di chiamarla a sé nel pericolo, di proteggerla o di punirla. E se sarà difficile per una donna emancipata del XX secolo non cadere vittima di quel sistema oppressivo e ribellarsi, possiamo immaginare cosa fu per chi nasceva già schiavo.