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Leggendo Murakami in danese

Leggendo Murakami in danese

Giulio è ai fornelli: sta preparando una delle ricette che a sua madre riusciva meglio, i calzoni ripieni di cipolle. Sul tavolo ha il libro di matematica con degli esercizi che non tornano. Suo padre, quasi un vegetale dal quel 9 ottobre, se ne sta sul divano a non fare niente, se non a fumare pacchetti interi di sigarette. Giulio ha preparato quei calzoni per lui, per cercare di tirarlo su di morale, ma lui non ne vuole sapere, si arrabbia, si versa i suoi tranquillanti nel brandy e dice di voler dormire. Giulio e Alberto non hanno mai avuto un bel rapporto, si comportavano come due pianeti a se stanti, non interessati a incontrarsi e conoscersi. Era Alice che li teneva insieme, che faceva ragionare il marito, il testardo professore di chimica Alberto e che si prendeva cura del figlio quindicenne Giulio. Quando Alice muore, all’improvviso in un incidente, Alberto crolla in una buia depressione e Giulio deve prendersi cura del padre distrutto. Per fortuna ci sono lo zio Gigi, fratello del padre, la moglie Lisa e il figlio medico Francesco. Loro abitano nello stesso palazzo di Giulio e Alberto e sono l’aiuto senza il quale le loro vite collasserebbero. Sono loro che pensano sia il caso che Alberto inizi una terapia, anche farmacologica, perché il trauma della morte di Alice, per lui, sembra davvero insopportabile. Una sera, poco tempo dopo il funerale, sono a cena lì, ma Alberto, come al solito, rifiuta di mangiare e se ne sta in camera sua, trasformata in un reliquiario della moglie. Sono le circa le 22 quando suonano al citofono: è un vicino di casa che li avverte che Alberto si è chiuso nel garage con il motore acceso…

Ultimo romanzo di Vanya De Rosa, Leggendo Murakami in danese nasce inizialmente come sceneggiatura per un progetto scolastico della scuola di Bari dove insegna l’autrice, cortometraggio che vince del LevanteFilmFest nel 2005. Leggendo Murakami in danese è una storia che tocca tanti temi delicati e profondi. In primo luogo è un romanzo sui legami familiari: se le vite di Giulio e Alberto erano sempre state distanti e gli incontri erano per lo più scontri, la morte dell’unica figura che entrambi amavano li costringe a rivedere la loro relazione, tra momenti burrascosi e gesti di tenerezza. Ma il protagonista è Giulio, un adolescente, e infatti questa storia ci parla soprattutto di questa età: la scuola, le amicizie e i primi amori. E infatti forse è proprio quello il target più adatto a questo libro, gli adolescenti. Gli inserimenti di continui riferimenti pop o di grandi classici sono il tentativo dell’autrice di accattivarsi l’attenzione proprio di quel pubblico di lettori, che è il più difficile, cercando di parlare la loro lingua con citazioni di canzoni, serie tv e film. D’altra parte, De Rosa è una professoressa liceale, quindi conosce bene a chi si sta rivolgendo e la loro grammatica, sebbene certe volte alcune citazione sembrino forzate. La storia di Giulio e Alberto è anche una storia sugli addii, quelli mancati, non detti e quelli che invece hanno costretto Giulio a una doppia sofferenza. Il libro procede con un tono bene o male incalzante, anche grazie alla presenza di un mistero che riguarda il passato del padre, un’ombra oscura che darà senso anche alla sua sofferenza, che in alcuni momenti potrà sembrare inverosimile, ma che acquisterà un senso alla luce del disvelamento del suo passato. Sul finale il ritmo cede il passo al lunghissimo racconto della vita di Alberto, il che smorza un po’ l’andamento del resto del libro. Nonostante questo, resta una storia che fa appassionare, riflettere e rivivere un po’ quella magia che sono gli anni dell’adolescenza sa donare.