Salta al contenuto principale

L’eletto

L'eletto

Una serata dedicata ai poeti autoprodotti. Un uomo siede solo ad un tavolo, di fronte a sé le sue raccolte di versi. Si guarda intorno e non vede altro che le solite persone, i soliti amici che frequentano i soliti giri. Certo, la colpa è anche sua che ha scelto la poesia per esprimersi, cos’altro si aspettava? Quando ecco un paio di persone del tutto nuove, che spiccano in mezzo al gruppo di volti noti. Si avvicinano al suo tavolo, commentano le sue poesie, si entusiasmano per il fatto che scrive a mano e gli fanno i complimenti per la calligrafia. Il giorno dopo, il poeta è a casa con la sua ex-fidanzata, con cui è rimasto amico, quando riceve una chiamata: sono i due uomini del giorno prima, lo vogliono ingaggiare per un lavoro. C’è un colloquio, ci sono lunghe domande e brevi risposte e il poeta diventa presto un impiegato. La sua mansione? Scrivere brevi testi a mano, di ogni genere, senza porsi troppe domande. Quando ha finito il suo compito la capoufficio viene a ritirare i fogli e li porta al direttore. Ma chi è questo misterioso direttore, che nessuno hai mai visto? E perché in un certo giorno del mese tutti si presentano in ufficio con una penna nel taschino?

Fulvio Risuleo e Antonio Pronostico sono una coppia ormai consolidata nel fumetto italiano, al loro quarto lavoro insieme e sempre pubblicati da Coconino Press. Con questo fumetto continuano con il loro stile “scarnificato”: personaggi di poche parole, ambienti composti di grandi spazi vuoti e senza particolari effetti grafici per rendere il movimento o i suoni della scena. Con il risultato che a volte sembra quasi di vedere delle sagome di cartone più che delle persone vere, costringendo così il lettore a prendere le distanze da quello che vede, rendendo esplicito quanto sia tutto finto e costruito, anche se non per questo meno vero. Se la forma della storia è quindi ridotta all’osso, la struttura della narrazione però è un gioco interessante, come nel fumetto precedente, Tango. In quell’opera la storia era costruita a bivi, con il lettore che doveva scegliere a quale pagina andare a seconda della scelta che voleva far compiere ai personaggi. In questo nuovo fumetto invece le didascalie e i dialoghi, molto brevi e pregnanti, vengono riprodotti alla fine di ogni capitolo come poesia scritta a mano, facendo quindi riflettere sulle infinite forme che può prendere la parola e su cosa si può considerare “poesia”.