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L’elisir dei sogni

L’elisir dei sogni

Milano, 16 dicembre 1882. Letizia sbatte il “Corriere della Sera” sul tavolo e comincia a preparare la colazione, spostando con una certa agitazione le pentole di casa. Quel che ha letto nelle trentasei righe del giornale non le è piaciuto granché: il riassunto della vita di Gaspare Campari, suo marito, è pieno di inesattezze. Quando Eva, una delle figlie, la raggiunge, è piuttosto stupita: trovare la madre in casa il sabato mattina è cosa piuttosto inconsueta. A quell’ora la donna è sempre al Caffè a servire. È vero, tuttavia, che la morte del padre ha sconvolto tutti gli equilibri, il mondo si è capovolto e tutti i membri della famiglia Campari si stanno tenendo aggrappati l’un l’altro, per evitare di cadere nel vuoto. A Letizia non va giù il fatto che sul giornale siano riportati fatti che non corrispondono al vero: Gaspare non ha lasciato Novara per Milano perché in Piemonte gli affari gli andavano male. E non è vero neppure che, una volta trasferito nella grande città lombarda, avesse intenzione di impiegarsi come cameriere. La verità è che la famiglia si è trasferita a causa sua: era lei quella stufa di stare in provincia. Era lei quella a cui Novara stava stretta, lei quella che voleva assolutamente tornare a Milano. Gaspare Campari ha cambiato città per amore della moglie. Letizia soffia sulla schiuma del latte che cola dal bricco, poi si preme pollice e indice sugli occhi per fermare le lacrime. Lasciare andare Gaspare è davvero dura, per lei. Ha vissuto per oltre vent’anni in simbiosi con il marito e ora deve imparare di nuovo a respirare e camminare da sola. E non è sicura di ricordare come si faccia. Ora sono rimasti solo lei e i suoi cinque figli. Più tardi, quello stesso giorno, dopo che famigliari e amici hanno accompagnato il feretro di Gaspare Campari al cimitero, Davide, uno dei figli, osserva la madre e fatica a vedere in lei segni di cedimento. Lui invece si sente confuso e triste, soprattutto perché sa di doversi arrendere al destino che altri hanno scelto in sua vece...

Gli ingredienti per un cocktail perfetto ci sono tutti: le vicende della Storia, raccontate senza mai indugiarvi in maniera eccessiva, miscelate a interessanti momenti di vita familiare e, per finire, un pizzico – anzi, una manciata ricca – di passione e amore. Questo è ciò che rende il romanzo di Silvia Cinelli – scrittrice e sceneggiatrice dal curriculum ricco di successi – una lettura godevole dalla prima all’ultima pagina. I Campari hanno contribuito, con il Bitter più famoso di sempre, a scrivere la storia di Milano e dei milanesi: prima con il visionario Gaspare, che si impegna per diventare il migliore dei liquoristi; poi con suo figlio Davide, inizialmente non destinato a prendere il posto del padre ma tanto caparbio e ostinato da convincere la madre a concedergli questa possibilità. È proprio Davide il protagonista principale di una saga appassionante, ma la Cinelli gli affianca con maestria figure dalla personalità altrettanto forte e capaci di catturare l’attenzione del lettore, che si trova ben presto coinvolto in una vicenda che racconta la perseveranza, la voglia di emergere, la passione che mette in discussione ogni certezza, il senso del dovere, la tenacia e la dedizione al lavoro. Davide Campari – determinato e passionale allo stesso tempo – suo fratello Guido – l’eterno numero due, che prova a ribellarsi alle regole – e la madre Letizia – donna energica e ambiziosa tanto quanto il marito defunto – sono l’immagine di una Milano capace di mutare pelle e adattarsi al cambiamento e mostrano come l’affetto reciproco, la consapevolezza delle proprie capacità e la volontà di perseguire i sogni siano armi potentissime che, nelle mani giuste, permettono di raggiungere risultati sorprendenti. Un libro che racconta pagine importanti della Storia italiana, senza tuttavia risultare didascalico; una narrazione che scorre fluida e si distingue per semplicità – intesa nella sua accezione più positiva – e credibilità; una vicenda familiare davvero intrigante; una lettura assolutamente consigliata.