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L’emporio dei piccoli miracoli

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La vecchia Nissan Crown li ha abbandonati e la batteria non vuole proprio saperne di fare un ultimo sforzo e portarli via da quel tranquillo quartiere residenziale, immerso nel silenzio della notte. Perché questa fretta di andarsene? Shōta, Kōhei e Atsuya stanno scappando e non vogliono certo dare nell’occhio o rischiare che qualcuno chiami la polizia; hanno bisogno di un nascondiglio dove passare la notte. Silenziosi e guardinghi, recuperano un pesante borsone dall’auto e risalgono il leggero pendio che li separa da un vecchio emporio abbandonato, suggerito da Shōta come possibile riparo. L’emporio Namiya odora di chiuso, nell’aria volteggia la polvere accumulata da anni e anni di inattività; una lavatrice arrugginita, un sandalo abbandonato, una rivista vecchia di cinquant’anni e un frigo vuoto nella cucina deserta sono i soli elementi a ricordare ai tre giovani ladri che lì, diverso tempo fa, abitava qualcuno. Frugare nei cassetti e tra i vecchi scaffali si rivela un ottimo modo per scovare qualcosa di utile: delle candele, rotoli di carta per gli shōji, ma di cibo nemmeno l’ombra. Chissà quanto tempo è passato dall’ultima volta che qualcuno ha consumato un pasto a quel tavolo in cucina? I tre fuggiaschi sono rassegnati a passare una nottata a digiuno, zitti e fermi, distesi sul tatami polveroso. Ma improvvisamente un suono lieve li distrae: qualcosa di bianco è appena caduto nella scatola di cartone appoggiata vicino all’ingresso. È una lettera che qualcuno ha probabilmente fatto passare attraverso la serranda. Sono stati scoperti? Qualcuno ha trovato il loro nascondiglio? La lettera è firmata “Lepre nella Luna” e c’è qualcosa di davvero strano, perché pare sia stata scritta più di trenta anni prima ed è indirizzata al vecchio Namiya, il proprietario dell’emporio. Tempo e spazio sembrano annullarsi, permettendo a questi giovani ragazzi di iniziare uno scambio epistolare dal sapore magico, tra passato e presente, tra cuori feriti che cercano conforto e risposte…

La narrativa giapponese ha la capacità di essere discreta, rispettosa, sospesa, rispecchiando alcune delle peculiarità che contraddistinguono questo popolo. Le emozioni restano velate, i dettagli e la cura nel descriverli predominano sulle azioni e sulla necessità di una trama dinamica o avvincente. Slices of life, fette di vita quotidiana, sono loro i veri protagonisti di molti dei romanzi e delle storie provenienti dal Sol Levante. Basti pensare ai racconti dei frequentatori della caffetteria immaginata da Toshikazu Kawaguchi o alle confessioni dei clienti della serie tv Midnight diner: Tokyo stories. Anche le lettere spedite all’emporio Namiya raccontano la vita: di studentesse, di aspiranti musicisti, di bambini fuggiti da casa, di donne sole. A donare vitalità alle pagine sono principalmente intimità ed empatia. Ogni personaggio, con la sua storia, diviene parte di un disegno più ampio, ad indicare come ogni azione sia determinante nel suo piccolo. Questa interconnessione viene rappresentata spesso come un filo rosso invisibile (akai ito) che congiunge le dita delle persone, ma può assumere anche la forma di un emporio o di un centro di accoglienza per ragazzi abbandonati. Questo breve romanzo (da cui nel 2017 il regista Ryuichi Hiroki ha tratto un film interpretato da Masato Hagiwara, Kento Hayashi, Mugi Kadowaki e Nijirô Murakami) aprirà tante piccole finestre, affacciate sul cortile del vostro cuore, da cui far entrare una brezza tiepida alimentata da parole di incoraggiamento, da un gesto di riconoscenza o da una canzone cantata a Natale.