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L’enigma dell’ermellino

L’enigma dell’ermellino

Quando sua madre entra in camera con le magliette stirate dopo aver chiuso la telefonata con la zia e lo chiama pulce, il giovane Andrea vede in serio pericolo i suoi piani domenicali – relax totale, partite commenti interviste e poi magari una ripassata veloce ai compiti – e infatti la mamma propone (ovvero decide) di passare il pomeriggio alla Galleria Nazionale per visitare una mostra sull’arte figurativa greca. Non c’è modo di sottrarsi, per fortuna zia Carla arriva all’appuntamento con la figlia, la cuginetta Gaia che fra l’altro ha nascosto nello zainetto il piccolo Rocky – che in quanto cane, al museo non potrebbe proprio entrare. Mentre la guida raduna i visitatori, Andrea si distrae tentando di connettersi al wifi – almeno per sentire le partite visto che non può guardarle – e quanto rialza lo sguardo, si accorge di essere rimasto solo. In realtà anche Gaia ha fatto sì che il gruppo li lasciasse indietro e si è appartata ad aspettare il cugino. Nessuno si accorge di nulla e i due tirando un sospiro di sollievo si accingono a raggiungere le genitrici salendo la scalinata. Arrivati in cima si trovano davanti a un corridoio che poi prosegue biforcandosi, mentre in fondo sono ammucchiati dei pannelli che delimitano una zona in allestimento. Andrea si ferma di botto cercando di sentire meglio, gli è parso di avvertire, proveniente proprio da quella zona, un lamento, un grido d’aiuto. Gaia alla richiesta di conferma asserisce che sì, lo ha sentito anche lei – anche se non è del tutto vero. Il ragazzo però teme che dietro i pannelli ci sia effettivamente qualcuno intrappolato. Avanza quindi di corsa, seguito dalla ragazzina sostanzialmente preoccupata per il cagnolino nello zaino, una due quattro svolte fino a che si trovano davanti ad una porta su cui spicca un segnale di divieto d’accesso. Però la richiesta d’aiuto viene proprio da lì e con cautela, Andrea Gaia e Rocky entrano a dispetto del divieto...

Una piccola splendida opera d’arte, anzi un gesto d’amore nei confronti di quelle cose concretissime eppure astratte che chiamiamo arte. A tutti credo è capitato di restare a bocca aperta davanti a un quadro, al Mosè di Michelangelo, a una statua del Canova o al Davide di Donatello, tutti abbiamo desiderato di sedersi sotto le stelle del Cafè de Nuit o attraversare i ponti giapponesi di Monet, e potrei continuare all’infinito. CC Omell, Chiara C. Comella all’anagrafe, è un’artista poliedrica che ha lavorato per anni a contatto con le più grandi opere i critici e gli esperti, alimentando la sua passione fino a volerla portare a tutti, anche a chi non frequenta i musei e le mostre. Lo ha fatto anche con questa fiaba che ci accompagna proprio lì, dentro i quadri in un mondo parallelo, catapultandoci in una storia che sembra il sogno di due ragazzini. Una realtà che solo matti e bambini possono prendere per buona, ma con la sua scrittura C.C. Omell ci fa tornare un po’ entrambe le cose (matti nel senso di visionari, pronti ad accettare quello che esula dalla norma). La persona che chiede aiuto dietro la porta vietata è Cecilia Gallerani, a cui è stato sottratto l’ermellino, chiede se lo hanno visto e alle domande di Gaia e Andrea sul perché sia così importante, risponde spiegando ai due la gravità del fatto. Senza il suo animaletto il quadro, famoso in tutto il mondo, non sarebbe più La dama con l’ermellino ma un semplice ritratto e probabilmente finirebbe in qualche scantinato senza più una ragion d’essere. Il fatto fra l’altro non riguarda solo lei: da tanti, troppi quadri, stanno sparendo degli oggetti e il rischio è lo stesso, stravolgere la Storia, la leggenda e la verità. Inizia così per i ragazzi un viaggio incredibile che li coinvolge in una vera e propria battaglia. I furti, le sparizioni hanno un colpevole, o meglio un mandante e più colpevoli sempre all’interno di quel mondo, ed ecco che sono spariti i due personaggi sullo sfondo de L’urlo di Munch, l’ermellino della Gallerani e moltissimi altri oggetti. La vicenda è complessissima, ci sono buoni cattivi e traditori oltre a una ragione che ha scatenato tutto, una sentenza del Tribunale dell’arte: ma non voglio togliere a nessuno il piacere di scoprirla. Rimane un romanzo per ragazzi che è un trattato di Storia dell’Arte, un affascinante viaggio in cui scopriamo che esiste un varco per entrare e uscire in e da mondi immaginati e che lì si trovano risposte a domande che forse non ci siamo nemmeno accorti di esserci posti. Imperdibile la lettera che chiude il libro, forse l’autore non è proprio quello che l’ha firmata, ma resta imperdibile lo stesso. Delicato, gentile, divertente e incredibilmente appassionante, è un libro per tutti nonché l’ennesima dimostrazione della teoria che “la bellezza salverà il mondo”.