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L’enigma di Shakespeare

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È al 1582 che risale la prima menzione ufficiale di William Shakespeare come poeta, negli scritti di un suo contemporaneo. Si tratta di Robert Greene, “intellettuale senza un impiego fisso che viveva da bohémien”, che conobbe la fama e la miseria nei suoi trentaquattro anni di vita; dopo la sua morte, che avviene nel 1592, viene pubblicato un libello dove il poeta, prima di passar a miglior vita, fa ammenda dei suoi errori e della vita vissuta invitando anche i suoi colleghi – per lo più scrittori e drammaturghi – a rientrare sulla retta via prima che sia troppo tardi. Proprio in questo scritto, intitolato Greene’s Groat’s - worth of Wit bought with a Milion of Repentance, per la prima volta appare il nome di Shakespeare. Ernst Anselm Joachim Honigmann, prestigioso Professore di Letteratura inglese e membro della British Academy, considera questo scritto come una prova evidente dell’attività del più famoso poeta e drammaturgo di tutti i tempi già a partire dal 1586. Una ipotesi confermata dalla presenza, nel libello di Greene, della prima citazione in assoluto di un’opera shakespeariana, Enrico VI, con la celebre frase “O tyger’s herat wrapped in a woman’s hide”. Un rimando non di poca importanza, se si pensa che allora il cimentarsi in un’opera storica non era impresa per drammaturghi da poco, essendo una delle rappresentazioni teatrali più costose da allestire. Inoltre, Enrico VI è una delle opere di più ampio respiro di Shakespeare, ricca di personaggi e sottotrame e inserita in “una quadrilogia, la cosiddetta prima enriade”. Per questo, il poeta inglese non poteva esser di certo alle prime armi ma anzi abbastanza navigato e abbastanza conosciuto da suscitare le invidie dei suoi colleghi…

È un tuffo in piena Inghilterra elisabettiana il primo libro della storica Elisabetta Sala dedicato a uno dei personaggi più affascinanti e controversi del panorama artistico mondiale: il poeta e drammaturgo britannico William Shakespeare. Fornendo un quadro storico preciso, ricco di nomi, dettagli e date, la Sala conduce il lettore attraverso una puntuale ricostruzione storica che mira a dare un quadro completo sul poeta, andando oltre l’aura di perfezione che lo accompagna. “La genialità del Bardo dell’Avon, insieme all’apparente scarsità di particolari biografici”, scrive l’autrice nell’introduzione al saggio, “potrebbero far dimenticare che William Shakespeare sia stato in realtà un uomo in carne ed ossa, con gioie e dolori, con amici e nemici. […] Il fatto che la sua voce abbia qualcosa da dire a tutti noi non lo rende un essere quasi angelico […] ma è vero, casomai, il contrario: fu proprio un’umanità vissuta in pienezza a permettergli di capire i suoi simili a un livello essenziale e profondo”. Partendo dal contesto ambientale, storico e culturale dell’Inghilterra del 1500 – non risparmiando neanche i dettagli meno poetici, come l’odore o l’igiene presenti ovunque a quel tempo - per poi restringere man mano il tiro, passando per le notizie riguardanti la famiglia d’origine del poeta sino ad arrivare a una disamina delle opere shakespeariane, la Sala accompagna il lettore alla scoperta del poeta, di quei tratti noti ai più e di quelli invece ancora “oscuri” e oggetto di studi. Una prosa che, pur mantenendo la precisione e l’accuratezza richiesta da un saggio storico, non si accompagna alla pedanteria che talvolta contraddistingue questo genere di opere. Particolarmente interessanti i capitoli centrali, incentrati sulla grande produzione del poeta e analizzati con precisa disamina delle trame e dei rimandi nascosti al loro interno.