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Léon

leon

Quando le fanno l’epidurale, Grazia non sente quasi nulla. Soltanto un pizzico nella schiena, seguito da un formicolio alle gambe e da un veloce brivido caldo. E quando l’infermiera le mette accanto la prima bambina, guancia contro guancia, la prima cosa che pensa è: “Finalmente”. Guarda la piccola con la coda dell’occhio, velocemente, perché la seconda bambina è ancora in attesa di essere partorita. Due figlie. Con il suo ex, Simone, ci hanno provato tanto, ma non ce l’hanno fatta. Troppo lavoro e troppo stress. Allora Grazia ha mollato tutto - Simone, la polizia, i suoi mostri - e ha fatto tutto da sola. Anche la seconda bambina è piccola e pare un agnellino. Ha la bocca socchiusa e le manine aperte. Dopo un veloce guancia a guancia anche con lei, le due sorelline vengono messe dall’infermiera sotto il plexiglass delle culle termiche. Grazia alza la testa e cerca di sollevare le spalle. C’è qualcosa che non va. Le infermiere spingono fuori le culle con le bambine, di corsa. Il dottore si affretta a ricucirla e lo fa così in fretta che un po’ le fa male. Qualcosa non torna. La porta della sala è tenuta spalancata da un poliziotto in divisa, che fa uscire le infermiere. Un altro poliziotto è accanto a lei e spinge il trespolo della flebo per stare al passo con il suo letto che si muove velocemente. Grazia è confusa e ha la nausea. Poi, quando chiede con insistenza cosa stia accadendo, qualcuno le comunica che si sta cercando di portare lei e le bambine al sicuro. L’Iguana è scappato. Poco prima, i carabinieri hanno trovato, in una residenza per ex degenti psichiatrici, un’infermiera - bassettina, l’elastico stretto della mascherina chirurgica a segarle le vistose orecchie a sventola - sotto al lavandino, incastrata tra il tubo di scarico e i detersivi, in evidente stato di shock e due cadaveri in bagno, nella vasca. Lei sopra e lui sotto; la donna con un sacchetto di plastica sulla testa; molto sangue, tutto dentro la vasca…

Un incubo che torna dal passato. Un feroce assassino, un serial killer capace di cambiare pelle con la rapidità di un sospiro e di muoversi con agilità - anche se cieco - come se possedesse un radar. Una donna poliziotto pragmatica, concreta; una professionista - appena diventata madre - che ha paura e teme il killer, ma non arretra. Fa parte del suo essere cercare di capire i soggetti che è chiamata a fermare e catturare - colpevoli che sono in realtà le prime vittime di altri mostri o di mancanze fondamentali (l’amore una fra tutte) - per interpretarne o anticiparne le azioni, finendo tuttavia col mettere a rischio il suo personale equilibrio. Tutt’altro che perfetta eroina, Grazia Negro è un personaggio che non può che essere amato e Carlo Lucarelli - autore che non ha bisogno di presentazione e tra i maestri del giallo italiano - la pone, nel suo nuovo romanzo, in una situazione talmente pericolosa e permeata di paura da impedirle di vivere appieno le gioie della maternità. Il cuore della vicenda non è rappresentato dalla ricerca di prove certe che possano incastrare l’assassino, ma dal racconto vero e proprio di come la mente umana di un individuo - nello specifico una mente fino ad un attimo prima assolutamente normale e comune - possa finire, per istinto di sopravvivenza, per restituire ad altri ciò che di terribile ha ricevuto dalla vita, elevandolo all’ennesima potenza. E Grazia ne è consapevole: a rischio della propria incolumità, entra in simbiosi con il comportamento dell’assassino di turno e ne comprende l’agire, volto ad esorcizzare carenze affettive; finisce con l’anticiparne le mosse e lo smaschera, augurandosi ogni volta di non dover più fronteggiare situazioni tanto drammatiche e dolorose, ma ben consapevole che certe dinamiche, in realtà, sono destinate a ripetersi. Con la sua tipica prosa asciutta e diretta, Lucarelli offre al lettore una nuova storia appassionante e ricca di colpi di scena, lo stimola a crearsi il ventaglio di immagini a lui più congeniale e, come al solito, non dimentica di omaggiare Bologna e di dichiararle, pur tra le righe, tutto il suo amore.