Salta al contenuto principale

L’equazione del cuore

lequazionedelcuore

Massimo De Gaudio ha scelto di vivere a Procida, ma sull’isola preferisce starci nei mesi invernali, quando la tramontana tiene lontano i bagnanti e i rifiuti non traboccano nei cassonetti; quando l’odore del pesce grigliato all’aperto non ammorba l’aria e la musica sparata ad alto volume non compromette un buon sonno ristoratore. Il professore, così gli abitanti lo chiamano quando parlano di lui, vive a Solchiaro, che è addirittura un’isola nell’isola: un luogo appartato fatto di poche case, una cappella chiusa e un emporio. Niente attrazioni attira turisti e nessun evento. La casa di De Gaudio è bassa e a un solo piano. Il giardino e gli alberi che la delimitano finiscono per isolarla ulteriormente. Raramente il professore si reca nella parte più abitata dell’isola: un paio di volte l’anno va in libreria per fare un po’ di provvista; ama pescare e lo fa con metodo; trascorre parte delle sue giornate ascoltando musica alla radio mentre la TV che è in salotto ha l’unico compito di trasmettere il telegiornale della sera. La sua vita è quindi abitudinaria, anche in estate, a cavallo di Ferragosto, quando sua figlia Cristina gli fa visita insieme al piccolo Francesco, detto Checco. La donna approfitta di quei giorni lontano dal Nord in cui si è trasferita e dal marito, che si limita ad accompagnarla e a tornare a riprenderla, per riposarsi e rivedere vecchie amicizie, mentre Checco trascorre il suo tempo di vacanza osservando il nonno senza disturbare. A Massimo quei dieci giorni di convivenza non pesano, purché non si tratti di un periodo più lungo. Massimo De Gaudio è un professore di matematica in pensione. A scuola i suoi studenti ridevano del suo nome che, per uno che è sempre stato il ritratto della tristezza, è sempre suonato come una beffa del destino. Quando lo squillo del telefono squarcia l’alba di un mattino di novembre, Massimo sta sognando Maddalena, la moglie morta da un po’, che gli sta chiedendo se non sia il caso di invitare Cristina a raggiungerlo per il prossimo Natale…

No, questa volta non ci sono i bastardi di Pizzofalcone a tenere compagnia al lettore, né il commissario Ricciardi e neppure Mina Settembre o la misteriosa Sara capace di rendersi invisibile agli occhi degli altri. Questa volta non si tratta di un giallo, ma di un romanzo che Maurizio de Giovanni - penna che non ha bisogno di alcuna presentazione e i cui lavori sono noti e apprezzati - aveva in mente da tempo. Si tratta di una storia che, insieme al mistero che avvolge la tragica perdita della figlia del protagonista, ne indaga un altro altrettanto profondo, quello della vita stessa che, senza avvisare, può sconvolgere un destino, mescolarne le carte e obbligare a giocare una nuova partita, fatta di diversi sogni e speranze. Il protagonista della vicenda, Massimo, è un uomo non più giovane, abitudinario e schivo; un taciturno professore di matematica in pensione parco di sorrisi, per lui un inutile sforzo, la cui routine viene all’improvviso sconvolta da una telefonata che gli annuncia la morte dell’unica figlia Cristina che, insieme al marito, ha avuto un incidente stradale risultato fatale per i due coniugi, ma non per il loro figlio Francesco, il piccolo Checco che ora lotta tra la vita e la morte e la cui condizione impone che il nonno lo raggiunga. Comincia così il doloroso viaggio di Massimo - il cui rapporto con la figlia è sempre stato all’insegna di brevi telefonate formali e lunghi silenzi - tra famiglia e dolore, tra perdita e speranza. E, per compierlo, l’uomo attinge allo strumento che meglio conosce, quel mondo della matematica fatto di formule e di variabili impreviste; quell’unica realtà il cui linguaggio gli è familiare e gli consente di affrontare la complessa equazione che è chiamato a risolvere. Sarà infatti il mondo della matematica a mostrargli la strada per intrecciare la sua vita a quella del nipote, che conosce a malapena, e per toccare l‘anima del piccolo, che ha bisogno di lui, perché “ciò che ti insegna la matematica è che si deve andare fino in fondo, e ogni valore ha il peso che ha, né un millesimo di più né un millesimo di meno”. Massimo, che è sempre stato di poche parole, ora deve trovarne di nuove per guidare un undicenne, il cui mondo è stato stravolto da una tragedia, a ritrovare la strada di casa, quella che può farlo tornare dall’abisso cui è precipitato e insegnargli che, come recita l’equazione di Dirac “se due sistemi interagiscono fra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possono più essere descritti come due sistemi distinti, ma diventano un unico sistema”. De Giovanni ha scritto una storia delicatissima e dolce; un racconto che, senza diventare mai stucchevole, mostra l’imbarazzo che a volte si cela dietro un sentimento di affetto che non si è capace di dimostrare; una vicenda che traccia il percorso di crescita emotiva di un uomo capace di porsi domande e di sfidarsi mettendosi alla prova e imparando a disegnare, anche sbagliando, una nuova geografia dei sentimenti.