Salta al contenuto principale

L’errante

L’errante

Giorgio Ermetici è un avvocato penalista, un uomo di circa quarantacinque anni, divorziato, con due figli, Alice e Filippo. È cinico, svogliato e apparentemente senza ideali, dedito ad incontri occasionali e soprattutto al cognac, che accompagna tutti i momenti della giornata. Ermetici viene nominato avvocato d’ufficio di un giovane marocchino, Ibrahim, accusato di terrorismo e incarcerato in attesa del processo. Dovrebbe preparare la sua difesa, ma sin dall’inizio gli sembra evidente di come possa fare il minimo indispensabile, abbandonarsi al corso degli eventi fino ad arrivare alla condanna dell’imputato, tanto che, durante il loro primo incontro, l’avvocato immagina di colpire Ibrahim, di alzarsi dalla sedia e di riempirlo di schiaffi. Fin da subito, c’è molta tensione tra i due. L’avvocato senza troppa convinzione cerca di far parlare Ibrahim, il quale non tradirebbe mai i suoi compagni, indipendentemente dalla gravità di ciò che potrebbero aver compiuto; il primo invece non capisce questa sua reticenza, e lo sprona a collaborare. Nonostante le difficoltà e lo scetticismo iniziale, le ricerche e il lavoro richiesto all’Avvocato Ermetici superano le sue aspettative, soprattutto a causa di una testimone, Enrica Lovisi, che inizialmente aveva accusato Ibrahim, ma che durante le indagini decide di ritrattare la sua testimonianza…

In quest’ultimo romanzo di Alessandro Bruni, avvocato civilista bolognese classe 1972, c’è tanto, molto di più di ciò che emerge da una lettura distratta e poco approfondita. La vicenda narrata, la storia del giovane Ibrahim e della sua difesa da parte dell’avvocato Ermetici, fa da sfondo a temi più profondi e al tempo stesso molto attuali. Primo fra tutti, il pregiudizio. Ibrahim è accusato di terrorismo, è un marocchino che vive in Italia e che frequenta la moschea insieme ad alcuni amici, di cui si fida nonostante alcune scelte sbagliate, dettate dal desiderio di riscatto, di una vita migliore e più agiata, vorrebbe riuscire a realizzarsi anche in Occidente. In contrapposizione ai legami profondi tra Ibrahim e i suoi compagni, che proteggerebbe a qualsiasi costo, la superficialità e l’arroganza dell’avvocato, distaccato e disinteressato sia nella vita professionale, che nelle relazioni sentimentali, ma culturalmente insaziabile; nonostante sia fondamentalmente disinteressato dall’esito del processo e dalla condanna che Ibrahim potrebbe subire, si scopre un lettore avido, che cerca di approfondire la cultura islamica e le sue origini, la storia e le figure che l’hanno caratterizzata, fino a leggere il Corano. Infine le due figure femminili protagoniste e antagoniste sono circondate quasi da un alone di mistero, non è chiaro fino in fondo il motivo alla base del loro comportamento: Enrica, una donna tutta d’un pezzo, rigida, sicura di sé e coraggiosa, che però ritratta la sua testimonianza accusatoria e Maryam, traduttrice, una donna che unisce tradizioni e modernità, Oriente e Occidente, e che è abituata ad andare alla ricerca del vero significato delle parole. Un romanzo appassionante, ben scritto, scorrevole e che stimola il lettore a non fermarsi alle apparenze.