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Lessico Lakota

Lessico Lakota

Lo sfruttamento di territori e l’annientamento degli autoctoni ha inizio col colonialismo, secoli fa: gran parte delle nazioni europee spedivano le loro flotte in giro per il mondo, spesso col beneplacito del clero (era giusto portare l’esempio di un unico Dio migliore e potente laddove il paganesimo era la religione corrente), per sfruttare le ricchezze di altri Paesi. Succede anche oggi (in Amazzonia in primis) solo che ora “non sono più conquistadores o giubbe rosse ma multinazionali e governi”. Lo sterminio dei nativi americani ne ha portato il numero dai circa dodici milioni all’arrivo di Colombo ai trecentomila alla metà del XIX secolo. I Lakota Sioux sono una tribù che più di tutte ha cercato di mantenere viva e in uso la lingua, e tutta la cultura; appartenenti alla Grande Nazione Sioux (Oceti Sakowin), tra il XVI e il XVII secolo vivevano nell’area degli odierni Minnesota, Wisconsin, Iowa, Nord e Sud Dakota e, verso la metà del Seicento, si spostarono nella zona delle Grandi Pianure, che si estende dalle Montagne Rocciose fino al Texas. Le tribù della Grande Nazione si distinguevano in tre gruppi linguistici: la lingua Lakota, il gruppo più numeroso (che a sua volta si divideva in Lakota del Nord, Lakota del Centro e Lakota del Sud), l’Eastern Lakota e Western Lakota. Le prime testimonianze storiche della loro esistenza si trovano nei Winter Counts (Conteggi degli inverni) che riportano, prima su pelle di bisonte poi su carta, pittogrammi degli avvenimenti salienti dell’anno, concordati con tutta la comunità. Il nome deriva dal modo di contare gli anni: un anno era compreso tra la caduta della prima neve e quella della prima nevicata successiva. Quando arrivano i bianchi (Wasicu), alle guerre tra tribù si aggiungono quelle per la loro sopravvivenza/autonomia. I primi contatti con l’esercito americano, che andava alla scoperta dei nuovi territori (sia per arrivare a possederle prima degli Inglesi sia, e soprattutto, per valutarne le risorse e controllare il comportamento dei nativi) avvennero durante la Spedizione di Lewis e Clark (1804 – 1806). I Lakota si opposero all’esplorazione delle loro terre, così, quando iniziò la corsa all’oro e orde di migranti europei e americani scorrazzavano nelle Grandi Pianure abitate dai nativi americani, nel 1851 venne ratificato il primo Trattato di Fort Laramie, che prevedeva accordi di pace con le tribù e la destinazione di terre, per esempio le Black Hills, a loro uso esclusivo (dietro un risarcimento in denaro che le tribù non videro mai) ma con la possibilità di transito ai coloni, i quali ben presto cominciarono a non rispettare gli accordi. Si giunse così al secondo Trattato…

Per la prima volta appare in libreria un dizionario Lakota-Italiano Italiano-Lakota, un omaggio che una delle curatrici, Raffaella Milandri, interpreta come dono a un “popolo fiero che non ha mai smesso di combattere”. Milandri è giornalista, scrittrice e attivista per i diritti umani dei popoli indigeni e membro onorario di due tribù di nativi Americani. Insieme alla canadese Myriam Blasini, studiosa di religioni e di tradizioni multiculturali, ha dato vita a questa opera meritevole, non soltanto dal punto di vista linguistico, ma anche storiografico. Popolo che non ha mai smesso di combattere, si diceva, e infatti nel dicembre 2007 i discendenti di Toro Seduto e Cavallo Pazzo autoproclamano la Repubblica di Lakota, territorio a status conteso perché il governo federale non ne ha riconosciuto l’autonomia e dunque, pur avendo un loro governo (confederazione matriarcale!) de facto resta amministrativamente controllato dagli Stati Uniti; territorialmente è compreso tra gli Stati Nord e Sud Dakota, Nebraska, Wyoming, Iowa e parte del Minnesota. La storia del popolo dei nativi americani è ricca e complessa e le due autrici hanno svolto un grande lavoro di ricerca, anche in situ. Particolare attenzione viene posta alla trattazione della religione, meglio definita come sistema spirituale. Al centro viene collocato Wakan Tanka, il Grande Spirito, al quale l’intero pantheon è collegato; ogni elemento vegetale, inanimato, vivente ha uno spirito, perché Wakan Tanka è un “concetto” panteista. Una caratteristica molto interessante è il senso di appartenenza che si rileva anche dalla organizzazione della società Lakota. È noto che linguaggio e società siano indissolubilmente legati da un rapporto biunivoco. Ebbene, ogni grado di relazione/parentela ha una precisa definizione, per esempio a seconda che il soggetto parlante sia uomo o donna. La società è formata su base concentrica: il nucleo primo è la famiglia in senso stretto (tiwahe), più tiwahe formano la famiglia estesa ai parenti e affiliati (tiospaye), tanti tiospaye formano l’oyate, la tribù. L’armonia si raggiunge se tutte queste componenti collaborano nel loro interno e insieme. Il cinema ce li ha spesso presentati come selvaggi cacciatori di scalpi; gli americani, cioè gli europei che hanno colonizzato il Nuovo Mondo, li hanno trucidati, ingabbiati nelle riserve del loro stesso Paese, popoli che hanno sempre vissuto alla ricerca dell’armonia del loro mondo e dentro loro stessi. Anche oggi, quando si celebrano gli Stati Uniti d’America, loro vengono dimenticati. Quanti nativi avete visto all’inaugurazione di Biden? C’erano ispanici, Amanda Gorman ha letto davanti a tutto il mondo ma quando Jamie Raskin, uno dei manager nominati da Nancy Pelosi per dibattere al processo per il secondo impeachment di Trump, ha fatto un breve excursus della storia del Paese, ricordando gli errori commessi, ha parlato solo dello schiavismo, come se il massacro dei nativi fosse meno di una postilla, nel libro della Storia. Questo libro è un tributo ai grandi dimenticati.