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L’età del male

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Nuova Delhi, febbraio 2004. Sul ciglio della Inner Ring Road giacciono cinque corpi senza vita. Degli homeless, di quelli che dormono sul marciapiede. È proprio lì che sono stati investiti e trascinati per una decina di metri da una Mercedes. Uomini e donne senza nome, lavoratori emigrati dell’Uttar Pradesh, che si adattano a qualsiasi mansione per racimolare qualche rupia da mandare ai parenti al villaggio. All’alba arriva sul luogo dell’incidente un furgone della polizia, scendono in quattro. Vedono i cadaveri e poco più in là c’è una piccola folla arrabbiata che circonda la Mercedes. C’è qualcuno dentro? È morto? Un giovane è seduto al posto di guida, le braccia sul volante e gli occhi chiusi. I poliziotti si avvicinano e spingono via i curiosi. Uno bussa sul vetro, il giovane gira il capo, apre gli occhi e il poliziotto sobbalza. Ha uno sguardo da folle che contrasta con il volto liscio e curato. Gli intimano di scendere, ai suoi piedi c’è una bottiglia vuota di Black Label, ha bevuto e pure parecchio. È un uomo magro, palestrato, con un completo di gabardine grigio, capelli oliati con una scriminatura perfetta e, coperto dalla puzza di whisky, si sente ancora il profumo della sua costosa colonia, Davidoff Cool Water. Al primo sguardo i poliziotti capiscono che non è ricco, è vestito da ricco, è sicuramente al servizio dei ricchi. È un autista e la Mercedes non è sua, il che significa che possono fargli del male senza temere. Brutalmente lo perquisiscono, lo percuotono, lui si piega in due e vomita sulle sue scarpe. I documenti dicono che si chiama Ajay, figlio di Hari, nato il primo gennaio 1982 e la Mercedes è registrata ad un certo Gautam Rathore, residente in Aurangzeb Road. I poliziotti conoscono il quartiere, lì ci abitano i ricchi, i potenti e conoscono quel nome. Ajay è troppo ubriaco per parlare, per dire che Gautam Rathore è il suo capo, così viene tratto in arresto…

L’età del male di Deepti Kapoor è il primo volume dell’annunciata trilogia sulla saga criminale della famiglia Wadia. L’India che l’autrice racconta è quella di oggi. Questo Paese enorme, ricco di contraddizioni, di luci e ombre, contrasti sociali e differenze di casta, è di una violenza estrema, ma anche di una profonda spiritualità. Il crimine è il substrato del romanzo, gli eccessi e i soldi che danno potere di vita o di morte ne sono la trama. La scrittura è scorrevole e chiara, senza troppi abbellimenti, merito anche dell’esperienza nel tradurre noir e thriller di Alfredo Colitto. L’età del male è un romanzo torrenziale che racconta la storia di una dinastia criminale attraverso le voci dei tre personaggi principali. Sunny Wadia è il figlio di Bunty Wadia e nipote di Vikram "Vicky" Wadia, i due più ricchi, temuti e spietati criminali dell'India moderna. Sunny che vive di eccessi, offre cibo raffinato, alcolici e droghe senza badare a spese ad una pletora di cortigiani che lo adorano. Per lui sono solo persone di passaggio. Vive un disagio profondo perché vorrebbe liberarsi dalla tutela ingombrante del padre e trasformare l’energia negativa del crimine, in una energia positiva al servizio del rinnovamento del suo paese. Ma non sapremo se avrà la forza per farlo. L’altra voce è quella di Neda, una giornalista del “Delhi Post”, politicamente impegnata contro i criminali e la corruzione politica. Conoscerà Sunny e ne sarà attratta, stordita da quel lusso che lei tanto critica. Con lui vive una delicata, furiosa e anche violenta storia d’amore. Neda sarà capace di entrare nel cuore di Sunny, rischiare e vederne i profondi sentimenti. Il terzo è Ajair, un ragazzo così povero, che da bambino viene venduto schiavo e cercherà, attraverso l’intelligenza, la tenacia, la violenza e un’estrema lealtà per il suo padrone, la strada per un impossibile riscatto. Il “Guardian” ha paragonato questo romanzo a Il padrino di Mario Puzo, ma tempi, modi e luoghi sono troppo diversi per fare un paragone del genere. Nelle 648 pagine del romanzo, dai villaggi ai piedi dell’Himalaya all’energia frenetica di Delhi, la vita di Sunny Wadia ci si srotola davanti. Sicuramente sarà una sfolgorante fiction, ma alla lettura risulta come una lunga tavola un po’ troppo imbandita. Vedremo gli altri volumi per scegliere le portate.