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L’età lirica

L’età lirica
Nella sua scuola Mario è un ragazzo diverso da tutti gli altri. È delicato, raffinato, elegante e ha delle stravaganti labbra carnose da femmina. Forse per questo sembra così portato a soffrire e ha sempre delle leggere occhiaie che gli danno un’aria corrucciata, oppressa. Quando Beatriz lo guarda prova sentimenti fuori del comune. Lo guarda intensamente e le tremano le gambe. Forse per quell’aria tormentata e per quelle sue leggere occhiaie. E poi per tutte quelle sigarette e per tutti quei quaderni che si porta sempre dietro. Mario vive un periodo di particolare intensità, sente dentro sé un impeto del tutto nuovo che lo sta trasformando. È amico di Beatriz e Beatriz è bella, indecifrabile, ambigua. Semplicemente, l’aspirazione pura. Colei che ha tutto e non desidera niente. Ha i capelli castani, lunghi, ma non troppo. Ha gli occhi verdi e fa cose imprevedibili, inattese, come invitarlo a feste strane a casa sua con inviti tramite fogli fotocopiati con scritte delle frasi del tipo: Discombobulated & Me vi invitano alla loro festa, che si terrà... È proprio a una festa che Mario incontra Adrian, il fratello di Beatriz, coi suoi occhi quasi gialli: “Una cicatrice divideva il suo volto a metà, secondo una linea leggermente inclinata, ma senza disturbare. Era come un puzzle a due elementi, sembrava che la faccia fosse stata scomposta e poi ricomposta, con cura, senza però eliminare quella che Mario aveva definito l’impressione di discontinuità, evitando fino a quel momento di chiamare la cosa col suo nome: sfregio”…
L’età lirica, romanzo finalista al Premio Calvino 2011, è un’opera fuggevole e ricca, un’intensa polifonia vocale che sembra attendere la mano di un musicista. La scrittura di Letizia Pezzali è asciutta, lineare, coinvolgente e si imprime nella memoria con grazie e leggerezza. Milan Kundera ha scritto di come l’età lirica sia quell’età “in cui si è concentrati su se stessi e si è incapaci di giudicare lucidamente il mondo che ci circonda”. Il romanzo della Pezzali racconta in maniera ironica e struggente proprio questo particolare momento della vita. Un momento di passaggio e di crescita in cui in cui si perdono le proprie certezze e dove l'amore è soprattutto specchio, maschera e spazio per rappresentare e indagare se stessi. Un momento prodigioso e sorprendente in cui il tragico e il ridicolo si fondono tra loro.