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Lettera sulla pinguedine

Dall’Età Vittoriana in avanti. Non solo a tavola. “Di tutti i parassiti che affliggono l’umanità non ne conosco né riesco a immaginarne uno più doloroso dell’obesità. E poiché ne sono da poco uscito, dopo aver sofferto per un lungo periodo questo male (affliction), sono desideroso di condividere le mie conoscenze e la mia umile esperienza per il bene del prossimo, con la sincera speranza che ciò possa condurre allo stesso conforto e felicità che provo io adesso grazie alla mia straordinaria trasformazione: la quale potrebbe essere considerata miracolosa, se non la si fosse conseguita con i mezzi più semplici dettati dal buon senso”. Il 26 agosto 1862 pesava 91,62 chilogrammi, essendo alto un metro e sessantacinque, in circa 66 anni di vita (a Londra) aveva fatto di tutto per non subire i tanti danni, fisici sanitari emotivi sociali, dell’eccesso ponderale, esperienze frustranti, dietetiche mediche termali sportive. Infine, gli fu “raccomandato di consumare il meno possibile pane, burro, latte, zucchero, birra, patate… contengono amido e saccarina, i quali tendono a produrre grasso”. In pochi mesi riuscì a dimagrire, arrivando a pesare “75 chilogrammi, ho perso circa mezzo chilo a settimana da agosto e, poiché ho quasi raggiunto quello che ritengo si possa definire il giusto mezzo, confido di realizzare completamente, in poche altre settimane, l’obiettivo per il quale ho faticato negli ultimi trent’anni invano fino a che la Divina Provvidenza non mi ha condotto nella direzione giusta verso un’esistenza felice e confortevole”. Dopo un anno pesava 70 kg. Aveva seguito i suggerimenti di un medico di Soho Square, il dott. William Harvey, che a sua volta aveva appreso quel tipo di dieta, nel contesto della gestione del diabete, frequentando un corso di lezioni a Parigi. Decise di informare quante più persone possibili di come era andata.

William Banting (1796-1878) fu un noto impresario di pompe funebri. Per tradizione familiare dei re (morti) si occupavano perlopiù loro, dal 1820 (Giorgio III) al 1910 (Edoardo VII), il successore si ritirò poi nel 1928. Banting era grasso e si sentiva limitato, se ne crucciava da sempre con parenti e conoscenti, finché provò una dieta e ne parlò con empatia e sapienza. Scrisse una lettera ed è ancor oggi famoso per il suo contenuto. La dedica è “rispettosamente al Pubblico, per soddisfare un unico ardente desiderio: aiutare il prossimo”. Il testo appare ancor oggi esile ed efficace, una quindicina di pagine a stampa. Pubblicò a sue spese nel 1863 mille copie dell’opuscolo, distribuite gratuitamente. Ottima diffusione e successive richieste lo indussero ad altre edizioni, con successive aggiunte di aggiornamenti, appendici, allegati (qualche recensione). La sostanza è semplice: meglio tenere sotto rigido controllo l'assunzione di carboidrati, distribuendo pure le calorie in più pasti giornalieri. Lo scrisse con chiarezza e concretezza, partendo da sé, da una acuta ironica testimonianza personale; poi il corso della storia e della scienza hanno spiegato tutto con dovizia di particolari ed è utile, oltre che simpatico, rileggere la dieta Banting, che oggi ha oltre due milioni di hit in lingua inglese (e 133.000 in italiano). Il breve saggio del corpulento becchino permette di affrontare il tema dell’obesità in modo lieve e ottimista, trovando sempre le parole precise sull’eccessivo culto dell’immagine e sul benessere complessivo dell’esistenza.