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Lettera a un vecchio (da parte di un vecchio)

Lettera a un vecchio (da parte di un vecchio)

Un vecchio, “contento di esserlo, e con la speranza di continuare a esserlo ancora per un lungo tempo” decide di scrivere una lettera ad altri vecchi come lui, nell’intento di indurli ad essere consapevoli della straordinarietà di avere raggiunto questa fase dell’esistenza. Dopo una vita vissuta quasi sempre di corsa, da un luogo all’altro, da un impegno all’altro, freneticamente, quasi ignorando la bellezza di essere al mondo, di essere vivi - scrive Andreoli - giunge il tempo della vecchiaia e del cambiamento di abitudini, portando a ciascuno la possibilità di una nuova consapevolezza, di un inedito stile di vita, di una rinnovata visione del mondo. La vecchiaia è “una metamorfosi che riguarda l’Io, inteso come corpo, personalità e relazioni”: i condizionamenti esteriori si riducono e rimane più spazio per i desideri e le attitudini personali. La vecchiaia può così essere letta come condizione di libertà e di maggiore creatività. E, dato che la statistica - afferma l’autore - reputa di vent’anni la lunghezza della vecchiaia (in analogia con la durata dell’età della crescita), questa diviene un’età che può ancora consentire progetti, esplorazioni, soddisfazioni. Altre considerazioni di Andreoli riguardano il fatto che la terza età non deve tanto essere considerata con criteri legati all’anagrafe, ma osservando lo stile di vita reale e potenziale dei vecchi ai nostri giorni. Passa così in rassegna elementi fondamentali della vecchiaia. Il mantenimento della salute ed efficienza del corpo, dall’alimentazione alla mobilità, dalla sessualità alla vista è un primo elemento. Il secondo elemento è strettamente connesso ed è quello che definiamo mente, complesso di facoltà prodotte dal cervello: memoria, emozioni, sentimenti…

Lettera ad un vecchio (da parte di un vecchio) è firmato da Vittorino Andreoli, psichiatra e saggista di raro acume e di immediata capacità comunicativa. Nel saggio i vecchi e la vecchiaia sono definiti sempre come tali, con estrema franchezza e senza eufemismi né perifrasi, perché le parole sono importanti nel definire la realtà e perché la vecchiaia non è una condizione triste e penosa, ma un periodo che può essere sereno e ricco di opportunità. Il testo si snoda in forma di lettera, con semplicità e chiarezza, e soprattutto, dato che anche l’autore ha ormai raggiunto la vecchaia, con l’intento di parlare da pari a pari con chi condivide la sua stessa condizione. Oltre alla mente e al corpo, un’attenta considerazione è riservata alla malattia (ma attenzione, dice Andreoli, la vecchiaia non deve essere associata necessariamente alla malattia), alle sensazioni di solitudine e abbandono (positiva la prima perché facilita l’introspezione e la riflessione; negativo il secondo perché impoverisce e delude), all’uso del computer e di internet, alle attività sociali, ai conflitti generazionali, alla morte, che “non è un’ossessione, ma una realtà che non può essere dimenticata o considerata priva di senso”. La fragilità della condizione umana, a ogni età, induce a privilegiare la qualità della vita, il significato profondo dell’esistenza, il senso del vivere umano in ogni momento e in particolare negli anni della vecchiaia.