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Lettera a una ragazza in Turchia

Lettera a una ragazza in Turchia

Heranush ha solo dieci anni quando nel 1920 è costretta a scappare da Düzce con la mamma e i fratelli per salvarsi dai turchi. Le marce notturne, la fame finiscono solo a Costantinopoli, dove la madre la affida a un orfanotrofio. Sono comunque anni infelici quelli dell’orfanotrofio, ma Heranush è una ragazza armena forte e tenace, determinata a uscire di lì. Ce la fa, ma è costretta a fuggire di nuovo, questa volta in Libano, quando l’attacco dell’esercito greco alla Turchia porta a nuove persecuzioni contro greci, armeni ed ebrei. Il destino però ha in serbo per lei una possibilità di riscatto e di successo negli Stati Uniti... La forza di volontà e la determinazione contraddistinguono anche il giovane Khayel, un armeno di Kharpert che arriva a Costantinopoli per diventare un valido avvocato e introdursi nella società della capitale. Frequenta l’alta borghesia, la nobiltà e gli amirà, si fa conoscere e apprezzare e sposa la bellissima Iskuhi, la principessina di Costantinopoli, figlia di un importante amirà, una ragazza dalle gote di pesca e dalle mani tondette, energica e appassionata, pronta ad aiutare gli altri in ogni situazione. Entrambi sono animati da un sogno che li unisce: tornare a Kharpert e ridestare nel popolo armeno l’orgoglio dei padri e l’antica cultura attraverso l’istruzione, offrendo così alla gente armena sottomessa una possibilità di riscatto... E infine la bella Noemi, forte e determinata a non farsi soggiogare dal turco, da quel nemico creduto amico che le ha ammazzato il marito. Sembrano lontani i cannoni del 1914 che tuonano in Europa, ma il sangue arriva presto anche in Turchia, dove ha prevalso il partito filotedesco che vuole mettere un punto definitivo alla “questione armena”...

In volo da Venezia a New York, la memoria di Antonia Arslan va alle anime degli “erranti sopravvissuti”, dei profughi armeni che all’inizio del ‘900 attraversarono l’Atlantico in fuga dai turchi alla ricerca di un domani sereno nei mitici Stati Uniti, e a due sue antenate armene. Nasce così, dalle riflessioni dell’autrice sull’attuale situazione delle donne in Turchia, questa lettera a una immaginaria ragazza di Turchia, una ragazza forse non del tutto turca, forse di sangue in parte armeno. Con la sua scrittura delicata, la Arslan regala al lettore un romanzo intimo e profondo, tre storie di determinazione, onore e volontà di riscatto, vicende reali di persone sue antenate: i bisnonni Khayel e Iskuhi, che dedicarono la loro vita agli altri e al sogno di emancipazione del popolo armeno, e la bella Noemi, che preferì la morte al sacrificio della propria dignità di fronte alle insidie del turco. Come già in altri romanzi della Arslan, anche qui pervadono il racconto la malinconia e la nostalgia per i bei tempi in cui i colti e istruiti armeni erano rispettati e tenuti in grande considerazione dal sultano ottomano, di cui erano consiglieri influenti e fedeli. Di quei tempi non rimane più nulla e molto ha fatto il governo turco per cancellare la cultura armena. Ma a differenza di quanto viene propagandato dalla retorica politica turca, la tanto acclamata purezza di sangue dei turchi è nella realtà spesso un’illusione ed è probabile che in molte persone sia “contaminata” da sangue armeno. Ecco quindi che diventa importante dare voce al grande “tappeto di storie”, alle memorie famigliari di quanti (tanti) che, pur essendo turchi, hanno origini armene, affinché “la ferrea cupola ufficiale della menzogna di Stato” venga messa in discussione e vacilli.