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Letteratura migrante in Italia - Saggi e interviste

Letteratura migrante in Italia - Saggi e interviste

Intorno agli anni Novanta anche nel nostro paese comincia a delinearsi una particolare produzione letteraria, non esattamente demarcata, ma estremamente policroma e multiforme, caratterizzata da una contaminazione linguistica e stilistica: la letteratura migrante. Pure prima l’intera letteratura occidentale, con il proprio stile, le proprie regole, i propri elementi distintivi, è stata via via investita da una trasformazione profonda: alcuni scrittori e alcune scrittrici, nati, cresciuti e formatisi altrove, hanno scelto di scrivere in una nuova lingua acquisita, qui in italiano, e si sono mostrati capaci, fin dalle prime opere, di far emergere temi e linguaggi innovativi e arricchenti. Tali testi finora non hanno trovato, se non marginalmente, un inserimento nei corsi universitari di letteratura italiana, né nei compendi o antologie contemporanei pubblicati in Italia. Gli autori continuano a essere classificati all’interno di una generica vaga letteratura migrante, nonostante molti studi critici siano orientati da decenni a sottolinearne la qualità letteraria nell'ambito della “nostra” letteratura. A livello comparato, invece, da tempo le classificazioni fanno spesso riferimento alla lingua utilizzata e non alla provenienza degli autori, la cui identità si manifesta multipla e liquida per circostanze di vita. Meglio allora studiare sul campo alcuni casi esemplari di testi in italiano e verificare come tali opere siano a pieno titolo interessante stimolante letteratura italiana, capaci anzi di reinventare la lingua, di darle uno spessore inedito e originale. I primi autori italofoni che possono essere presi in considerazione hanno specificità etniche differenti e sono otto: Pap Khouma, senegalese; Kossi Komla-Ebri, togolese; Amara Lakhous, di origini algerine; Mihai Mircea Butcovan, proveniente dalla Romania; Christiana De Caldas Brito, brasiliana; Betina Lilián Prenz, con radici argentine; Laila Wadia, di nazionalità indiana; Guergana Radeva, bulgara…

Luisa Emanuele (Catania, 1975) ha due lauree (Lettere moderne, Filologia), insegna in un liceo catanese e ha ottenuto nel 2021 un dottorato in Scienze umanistiche, dalla cui tesi nasce ora un bel volume di saggie riflessioni e accurate interviste. Negli ultimi decenni la letteratura migrante ha assunto un’importanza fondamentale. Gli scrittori “migranti” (emigrati da altrove e immigrati qui) interpretano la realtà con uno sguardo inevitabilmente pluriprospettico, in grado di cogliere le contraddizioni di una società in rapida evoluzione, grazie al loro essere in-between, immersi in una almeno doppia assenza e in una almeno doppia presenza, sospesi tra spazi e tempi differenti. Il linguaggio meticcio e contaminato comporta la generazione di un terzo spazio simbolico, in cui lingua madre e lingua acquisita si incontrano e si scontrano, in una moltiplicazione e ridefinizione dell’identità. Nell’introduzione l’autrice spiega struttura e propositi dello studio. L’approccio metodologico è qualitativo-idiografico, indagando le scritture attraverso un’analisi comparativa di tipo narrativo, ermeneutico, semiotico e linguistico-stilistico. Il corpus di testi risulta scelto partendo dalla parola chiave “ibridismo”, esplorata sia a livello contenutistico che formale. Si parte dai primi testi apparsi circa trenta anni fa, per arrivare a quelli più moderni e contemporanei, spesso usciti con piccole case editrici, per i quali non esiste comunque ancora una bibliografia critica. Nel primo capitolo si analizzano alcuni concetti chiave che riguardano il rapporto tra migrazione e letteratura (identità multiple, modelli di integrazione, realtà transculturale). Il secondo capitolo affronta di petto il canone letterario del titolo (letteratura migrante), che suggerisce di estendere l’interesse verso ogni “altro” dai modelli tradizionali. Il terzo e il quarto capitolo affrontano le peculiarità narrative e stilistiche di alcuni romanzi o racconti, affrontando i percorsi biografici di scrittura e confrontando le prospettive adottate per ognuno degli otto scrittori e scrittrici. L’appendice raccoglie le relative corpose interviste. Bibliografia finale.