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Lettere delle piante agli esseri umani

Lettere delle piante agli esseri umani

Le piante sostengono la biosfera e lo fanno unicamente per un senso innato di eleganza. Gli uomini devono essere grati di questo sostegno, in caso contrario porteranno le piante alla morte e in seguito anche loro saranno raggiunti dall’estinzione... Le piante sono tutte in una e una è in tutte, come i codardi rotolacampi, la rosa di Gerico, elegantissima come “un bouquet di artigli intrecciati, come degli intestini fossilizzati”... Poi arriva il turno della ninfea chiusa in gabbia, divorata un tempo dai dinosauri, ma che nell’età vittoriana ha ispirato gli architetti. È una mortificazione la sua, ma le piante non provano dispiacere, non possono farlo. Visitando gli orti botanici si incontrano anche l’orchidea, la mimosa, l’ibisco, la salvia, infine tocca alla ninfea rinchiusa nella sua gabbia di ghisa, è lei la “prima donna” degli orti botanici... Anche le eleganti querce sopportano il dolore. I loro ventri vengono riempiti di calcestruzzo e rami di ferro arrugginito vengono trapiantati nei loro tronchi, sulle cortecce gli uomini incidono i propri nomi... Le piante hanno segreti. Il fruscio del vento tra i salici ne racconta uno. Le canne di palude proiettano ombre, i raggi della luce irrompono attraverso le loro sommità: ombra e luce mettono in scena un antico dramma sui canneti. È la canna di palude la ragione per cui gli antichi autori di inni chiamavano la terra “dal petto profondo” (βαθύστερνος)... Senza il verde cosa sarebbero i monumenti? Che sarebbe delle tombe se non fosse per la vegetazione e per le piante? Che sarebbe dei templi...

È in armonia che dichiarano di vivere le piante protagoniste di questo epistolario, un’armonia che permette loro di essere tutte connesse, una consapevolezza che sfugge agli esseri umani e le rende libere dalla gamma di emozioni e sofferenze che li caratterizza. Le piante non avvertono la tristezza, la pietà, il dolore e come dichiarato nella Lettera 1 “Siamo soldati a cui viene ordinato non di combattere, ma di fremere. Da chi?” è un segreto e sono innumerevoli i segreti che le piante custodiscono e che gli uomini non possono conoscere. L’autrice di questa raccolta di lettere è Sanja Särman, una giovane artista sino- svedese. Autrice di poesie, saggistica e narrativa, ha studiato Linguistica e Filologia presso l’Università di Uppsala, Filosofia a Hong Kong (specializzandosi su Baruch Spinoza e in ambito Metafisico ed Epistemiologico) e Belle Arti a Bruxelles. È membro della Svenska Konstnärsförbundet (Swedish Artists Association). La Särman, impegnata in studi sull’anima presso la facoltà di Uppsala, prova a immedesimarsi nel mondo vegetale, che è connesso in ogni sua parte, e cerca di immaginare quali potrebbero essere i pensieri delle piante in merito alla propria esistenza e alla relazione con gli esseri umani, di cui subiscono la violenza. L’uomo dovrebbe sviluppare una maggiore coscienza su quanto sia fragile il mondo naturale e una maggiore consapevolezza riguardo al fatto che senza le piante è condannato alla morte. A differenza degli uomini le piante portano avanti il loro ciclo dell’esistenza senza essere condizionate da emozioni, senza azioni eclatanti. Un linguaggio poetico caratterizza il testo, le brevi lettere rappresentano il “pensiero” del mondo vegetale testimoniato di volta in volta da una pianta diversa: l’orchidea, l’ibisco, i papaveri. La raccolta è composta da 16 lettere da parte delle piante e 3 lettere scritte da esseri umani che descrivono la loro relazione con la natura (che si tratti di un bosco o di una pianta in vaso), quella italiana è la prima edizione, tradotta e curata dallo scrittore, saggista e traduttore letterario Giovanni Agnoloni.