Ci sono cose che, per quanto poco piacevoli, bisogna fare. Una fra le più spiacevoli è senz'altro passare il pomeriggio a guardare – e studiare – un video che mostra qualcuno morire. L'interno della vecchia cattedrale di Saint Patrick è austero, gotico e silenzioso quando, la sera della sua morte, padre Kenneally, con l'abito talare e una piccola croce d'argento sul petto, entra canticchiando un motivetto popolare e sorride. È un uomo, un prete, è nel suo ambiente. Sale sul pulpito per preparare l'omelia che terrà il giorno seguente ai fedeli, parla a una platea invisibile e ripete le parole che Gesù Cristo pronunciò duemila anni fa. Improvvisamente, illuminato da una lama di luce lunare, inizia a balbettare; sembra ubriaco e il panico che lo sta attanagliando è evidente. Il suo volto si trasforma e si deforma fino a diventare una maschera di morte… Hazel Cho, investigatrice privata, viene contattata dalla sua amica avvocata Shavali, che le chiede aiuto per trovare qualcosa che possa scagionare il suo giovane assistito: un ragazzino che faceva da aiutante a padre Kenneally. Prima ancora di lasciare che l'avvocata le spieghi perché lo ritenga innocente, Hazel rifiuta. Elenca una serie di motivi, ma la verità è che conosceva il prete e il solo pensiero di poter scoprire che abbia fatto qualcosa capace di spingere qualcuno a desiderarne la morte, o di aver involontariamente aiutato il suo assassino, la turba al punto da incalzare Mary, l'assistente che è con lei nello studio legale, ad alzarsi e andarsene. Le aspetta il nuovo appartamento in cui hanno sistemato lo studio. Hazel vorrebbe togliersi dalla mente le immagini che ha dovuto guardare, lasciandosi avvolgere dall'indifferenza di New York, ma la cinquantacinquenne che le ricorda la moglie di Babbo Natale ha chiaramente voglia di chiacchierare e, probabilmente, di capire che cosa abbia realmente turbato la sua capa. Mary la prende alla lontana, parlando della propria famiglia e del fatto che per un periodo sia stata anche una suora, ma alla fine arriva alla domanda che le brucia in gola: perché non vuole il caso?

Alla fine, ovviamente, la nostra investigatrice quel caso si troverà quasi costretta ad accettarlo, per una serie di ragioni. In realtà, però, l'indagine – quella che vorremmo leggere – non decolla mai davvero. Si arriva alla conclusione del giallo passo dopo passo, seguendo più che altro le vicissitudini personali che legano le vittime alla stessa Hazel. Morti che, direttamente o indirettamente, si scopre essere sempre più vicine all'investigatrice, tanto da spingerla a ipotizzare di poter diventare una delle vittime del serial killer, se non addirittura il suo bersaglio principale. Non si può dire che manchi del tutto la suspense: i colpi di scena sono correttamente posizionati e la storia procede senza intoppi. Ciononostante, il risultato non soddisfa pienamente. La sensazione che serpeggia è che la detective, più che cercare il killer, inciampi casualmente negli indizi che finiranno poi per condurla alla soluzione del caso. I riferimenti al romanzo precedente della serie di Hazel Cho, nel quale sono chiaramente accaduti eventi importanti, restano vaghi, quasi fossero stati inseriti apposta per spingere il lettore che non l'avesse ancora fatto a recuperare il primo capitolo della serie. Questa impressione è rafforzata dalla superficialità con cui vengono descritti i rapporti personali di Hazel con le persone che la circondano. Emergono tracce di conflitti passati che gettano ombre e alimentano sospetti, senza però che si comprenda davvero quanto questi siano fondati. In sostanza, si tratta di un thriller che si lascia leggere e che riesce anche ad appassionare, ma che lascia la forte sensazione che manchi qualcosa di essenziale. Un romanzo piacevole per trascorrere qualche ora, ma ben lontano dall'essere uno di quei gialli capaci di farti sobbalzare sulla poltrona. Le ripetizioni non sempre necessarie sono numerose, ma le basi ci sono: perché, se è vero che la storia è importante, lo è altrettanto la tecnica narrativa, che qui appare onestamente un po' carente.