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Lezioni di felicità

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Giunta la sera Ilaria, dalla finestra del suo appartamento, osserva distrattamente le stanze dei vicini con la luce accesa. Nella casa di fronte due ragazzini litigano, si picchiano e qualche volta fanno i compiti. A destra una coppia di vecchietti, seduti alla tavola di una austera cucina, cenano e conversano amabilmente. Non vedrà più queste persone, a breve dovrà traslocare, lasciare una casa che ha amato per dieci anni, in cui ha vissuto un amore lungo e amaramente terminato. Una casa con la quale ormai si identificava. Per qualche ragione, un trasloco inizia sempre dalla libreria. Ilaria comincia dagli scaffali centrali, poi i romanzi… E risalendo scaffale per scaffale giunge ai libri dell’università di filosofia. Dopo aver “inscatolato” secoli e secoli del fior fiore della saggezza umana, si trova di fronte ai testi di filosofia antica. D’un tratto si rende conto d’aver studiato filosofia con una “attitudine necrofila”: quei libri li ha studiati, ha passato gli esami, tuttavia non ha lasciato che le parlassero al cuore, che le si insinuassero nell’anima insegnandole a pensare e, soprattutto, a vivere. Del resto era questo l’intento dei maestri che li hanno scritti. Ilaria decide così di intraprendere un inedito esperimento esistenziale: si iscriverà alle scuole filosofiche dell’età classica ed ellenistica: pitagorici, eleati, scettici, stoici, epicurei e Cinici; tentando di esperire quella peculiare comunione di vita e speculazione che le caratterizzava…

Ilaria Gaspari, laureata in filosofia presso la Scuola Normale Superiore di Pisa e addottorata all’università Paris I Panthéon Sorbone, è una giovane autrice che servendosi di una profonda comprensione della filosofia greca e di un registro linguistico diretto, talvolta ironico, ma sempre sincero e rigoroso, rende partecipe il lettore del suo viaggio alla scoperta delle applicazioni pratiche che la filosofia greca e dello straordinario effetto che massime tanto antiche quanto attuali possono avere sulla nostra vita. L’idea che pervade nella sua interezza ogni capitolo, pagina e parola del libro è semplice, preziosa, eppure controcorrente, deprecata dagli accademici supponenti che affollano le università. In un’epoca in cui la filosofia ama rinchiudersi in sterili torri d’avorio, l’autrice ribadisce la necessità di tornare alle antiche accademie, ai greci antichi “perché per loro, in questo molto più moderni di noi, non doveva esistere iato fra speculazione e vita. Ai loro occhi, l’opposizione fra teoria e prassi filosofica era davvero labile. E l’ambizione principale del filosofo non era quella di imbastire sistemi, né di speculare astrattamente: come disse nel terzo secolo il platonico Polemone, era nelle cose della vita che bisognava soprattutto esercitarsi”. Solo così potremo tornare a pensare alla felicità come ad un destino da conquistarci che, lungi dall’essere irraggiungibile è a portata di mano, ma proprio per questo così arduo.