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Lezioni di fumetto – Luca Enoch

Lezioni di fumetto – Luca Enoch
Lunghi capelli ondulati, corvini, una faccia da brava ragazza e un corpo da donna, l'attitudine a voler baciare altre ragazze e una mano che, armata di bomboletta spray, non perdona nessuno, men che meno i muri della città. Caschetto biondo e passione per il rock duro, vocabolario da scaricatore di porto, un gatto di nome Cagliostro e una spada affilata nascosta in un basso laccato di rosso. Chioma nera che si ferma alle spalle, nessuna necessità di indossare vestiti grazie ad una silhoutte candida come la porcellana ma dura come l'acciaio, affilatissimi artigli e una missione volta a sovvertire le tristi sorti di un'umanità in rovina che la costringe a spostarsi tra le epoche storiche lacerando lo spazio-tempo. Chi sono queste misteriose fanciulle? Sprayliz, Gea e Lilith, le tre grazie di Luca Enoch, “fumettaro” italiano di casa Bonelli alle quali, dato il successo riscosso negli ultimi anni, l'autore deve più di qualche baciamano. Nella lunga intervista che Andrea Casiraghi raccoglie nell'agile Lezioni di fumetto – Luca Enoch viene ripercorsa (non che sia giunta a compimento!) la carriera del disegnatore di cui il titolo…
La definizione, tuttavia, è sicuramente approssimativa: sin dall'esordio ufficiale sulle pagine de L'intrepido di Sauro Pennachioni con la sopracitata Lyz, graffitara incallita modellata sull'archetipo della funny bad girl, Enoch si è sempre distinto, salvo alcune eccezioni, come autore completo provvedendo sia a scrivere che ad illustrare le proprie opere. Per questa prima fatica, inoltre, abdicando alla passione naturale per il fantasy e la fantascienza (e con esse a tutto l'immaginario pseudotolkeniano e “flashgordoniano” sul quale avrebbe voluto costruire il proprio futuro autoriale) e chinando il capo alla linea editoriale “storie per cattivi ragazzi […] niente magia né fantasy”, Enoch scopre, invece, il sorprendente piacere dell'ambientazione metropolitana e delle caratterizzazioni realistiche, poi parzialmente contaminate da venature magiche nel lavoro successivo. È Gea (pubblicata dal 1997 al 2007), rocambolesca avventura metrofantasy di una giovanissima custode di “faglie” che separano la nostra dimensione da altri mondi, sul finale tramutata in parabola apocalittico-ambientalista, il vero banco di prova e territorio di crescita: il tratto si affina e le capacità narrative, pur con numerose evoluzioni semantiche e verbose involuzioni narrative, giungono a maturazione. Lilith, invece, tragica vicenda della prescelta Lyca, cronoagente che viaggia tra i secoli, è l'occasione per documentare, raccontare e riprodurre con una fedeltà ammirevole ma sempre al servizio della finzione, i periodi storici più diversi, dimostrando come fare fumetto può anche diventare una proficua attività di ricerca. L'intervista di Andrea Casiraghi, pur concentrandosi su questi tre personaggi nevralgici della curva  artistica di Enoch, prende in considerazione anche tutta la produzione minore (e perfino qualche progetto non realizzato) spesso sede di sperimentazione in virtù di una maggiore libertà editoriale. Tuttavia Il vero pregio di questa chiacchierata estremamente piacevole alla lettura è il portare alla luce le difficoltà affrontate dall'autore non solo nel relazionarsi onestamente con la scrittura e l'illustrazione ma nel riuscire a farle dialogare tra loro – tenendo alta la qualità di entrambe nel solco della migliore tradizione del fumetto europeo che inizia idealmente con Magnus e termina con Pazienza – e con un mondo editoriale che, come una fortezza, non è mai facile da espugnare. È chiaro che l'intento della Lezione di fumetto è soprattutto descrittivo e non polemico. Certo è che un po' di pepe in più avrebbe reso il tutto più mordace ma forse maggiormente intrigante. Una certa affabilità dell'intervistatore, però, non riesce a demolire il valore del libello, che è un piacevole viaggio tra le fonti, i sudori e le speranze di un bravo autore italiano. Se a tutto ciò aggiungete la piacevole presenza del trio di ragazzacce ribelli di cui sopra, con quale coraggio ci si potrebbe lamentare?