È la mia storia

Sta impalato sulla porta e non si decide a rientrare, nonostante la neve cada fitta. I fiocchi di neve gli bagnano la camicia e s’infilano nella stanza, ma lui continua a osservare le impronte che Petra ha lasciato sulla stradina andando via. Gli ha detto che la decisione è solo sua. Guarda il manoscritto che le ha riportato, che lui le aveva dato da leggere solo perché lei si trovava proprio a Morenzao durante il processo di pace. Il più bel romanzo che il giovane e famoso autore abbia scritto fino a quel momento, un sicuro bestseller da milioni di copie. “È la mia storia”, gli ha detto lei con un filo di voce. Lui non riusciva a credere che lei abbia vissuto le cose raccontate in quelle pagine, ma lei non ha risposto, lo ha guardato in silenzio e poi se ne è andata. Stizzito lui mette il manoscritto nel vassoio della posta in uscita e ci appiccica il biglietto con scritto “Visto, si stampi”. Deve scrivere il discorso per la cena di rappresentanza della sera e domani andrà al congresso sull’etica dell’editoria. A ogni frase del discorso che scrive, sente i commenti che lei potrebbe fargli. Il giovane autore le aveva promesso che non lo avrebbe mai raccontato in un libro, invece… Una promessa non significa niente? Lei non sentirà il suo discorso, ma lui non riesce comunque a andare avanti. In molti gli invidiano sua moglie: bella, intelligente, ministra dell’Integrazione, sono una bella coppia. Gli torna in mente Lula, Lula avrebbe dovuto capirlo...

È la mia storia è il titolo del romanzo di Janne Teller, ma anche la frase con cui Petra Vinter, l’antagonista, mette in crisi il protagonista. L’editore di successo dalla moralità elastica si trova a dover scegliere tra fama e rispetto dell’intimità, per cui deve prima chiarire a se stesso quando una storia è così personale da non poter essere esposta pubblicamente. Il lettore si ritrova a seguire il flusso di pensieri con cui l’editore tenta di giustificare la sua volontà di mandare alla stampa il libro e via via ricostruisce la storia di quest’uomo tristemente opportunista. Nella vita, nelle relazioni quell’editore ha fatto scelte senza scrupoli per ricavarne profitti, diventando la prima vittima di se stesso. Teller scrive con frasi brevi, essenziali, eleganti, che spesso sconfinano in pura poesia; le pagine hanno un ritmo sconnesso che rende in maniera magistrale il divincolarsi della mente nel tentativo di sfuggire al peso della responsabilità. Il tempo scorre lento, di pari passo alla lettura, non ci sono salti temporali, e ogni volta che il pensiero sfiora argomenti sensibili l’editore va alla finestra o alla porta fisicamente o solo con lo sguardo: vuole fuggire, ma il chiarore della neve lo rimanda indietro. L’editore non ha nome, in verità nel libro pochi sono i nomi, i personaggi sono per lo più presentati con il ruolo sociale, quasi che l’autrice volesse facilitare l’identificazione del lettore e suggerire che ciascuno può trovarsi in situazioni similari. Immersi nel candore del paesaggio, silenzioso e ovattato, i foschi ragionamenti dell’editore rimbombano, evocano pensieri e stimolano riflessioni.

 


 

0

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER