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A 1000 km dai ricordi

A 1000 km dai ricordi

Rachele Valdom, cinquantotto anni, è una pittrice francese di discreta fama. Vive in Boulevard de Demi, un viale di aceri rossi che corrono lungo l’argine di un fiume. Rachele ha due figli: Matilda, giovane attrice, e Theodore, bassista in un gruppo jazz. Sono giorni cupi, quelli di Rachele: l’adorato marito Jacques è morto da pochissimo a causa di una brutta malattia, lasciando nel cuore della donna un dolore lacerante e un vuoto incolmabile. Un giorno il portiere del condominio in cui vive Rachele lascia scivolare sotto la porta dell’appartamento una lunga busta color zafferano. È da parte di Marì, la barbona che vive sull’argine del fiume: rovistando tra i rifiuti ha trovato delle poesie scritte dal defunto Jacques, le ha ripulite, messe in ordine, infilate nella busta e poi le ha consegnate al portiere. Rachele legge quelle poesie una dopo l’altra. Quindi infila un paio di cose in una borsa, indossa il cappotto più pesante che ha, prende uno scialle ed esce di casa. Poche ore dopo sua figlia Matilda suona al campanello. Non ricevendo risposta, apre la porta con la sua copia delle chiavi. Da lì a capire che la madre se n’è andata chissà dove e per chissà quanto è questione di un attimo…

Quella di Rachele è una storia di morte e rinascita. La rinascita innanzi tutto di una donna, poi di un’artista e infine di una madre. Ma la storia non si ferma a Rachele: attraverso di lei i suoi figli, Matilda e Theodore, moriranno e rinasceranno a loro volta. L’autrice accompagna i suoi personaggi in un viaggio esistenziale che parte sulle sponde di un fiume francese e arriva sulle sponde di un fiume italiano (il Tevere), e che vedrà i protagonisti della storia evolvere e maturare, attraversando sofferenze, paure e piacevoli incontri. È l’acqua a farla da padrona in questo romanzo delicato e discreto: l’acqua di fiume, l’acqua di mare, l’acqua impetuosa e impietosa e l’acqua calma e calmante. L’acqua come metafora di vita, insomma. Lo stile dell’autrice è in linea con questo elemento naturale: flessuoso e trasparente. Silvana Turchi, classe 1965, è una costumista cinematografica, teatrale e pubblicitaria. Nel 2007 ha pubblicato Mi chiamo Sally, ogni tanto bevo una tazza di tè (Vele Bianche Editore), con il quale si è avviata anche per la strada della scrittura.