21 lezioni per il XXI secolo

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Gli esseri umani preferiscono le storie ai fatti, ai numeri e alle equazioni. Il XX secolo ha assistito alla formulazione di tre grandi narrazioni: quella fascista, quella comunista e quella liberale. La prima è stata disintegrata dalla Seconda Guerra Mondiale, mentre la seconda si è frantumata in seguito al dissolvimento dell’Unione Sovietica. Sul campo è rimasta solo la narrazione liberale, che celebrava il valore e il potere della libertà. Le dittature hanno lasciato il posto alla democrazia, l’economia centralizzata al libero mercato e la tradizione retrograda alla libertà di pensiero. Tutto sembrava filare liscio verso un futuro di inclusione, tolleranza e progresso, ma la crisi finanziaria globale del 2008 ha provocato delusione in ampie fasce della popolazione mondiale, creando lo spazio necessario alla rinascita del nazionalismo, dei fili spinati e delle invettive contro la giustizia e la stampa. Il mondo, che nel 1938 poteva contare su ben tre narrazioni globali, nel 2018 ne è rimasto completamente privo. Quella che doveva essere una storia a lieto fine, agli occhi dei liberali disorientati è diventata un’apocalisse. Eppure la nostra epoca non ha conosciuto solo un’involuzione etica e sociale, ma anche una rivoluzione tecnologica e informatica che minaccia di condurre a una dittatura digitale e bioingegnerizzata. La ricerca è condotta da ingegneri, imprenditori e scienziati che sono poco consapevoli delle implicazioni politiche delle loro decisioni. In un futuro che potrebbe anche essere non così lontano, riusciranno i parlamenti a gestire queste materie scottanti? Quando le intelligenze artificiali e gli algoritmi saranno in grado di decidere per noi o leggere i nostri pensieri, quale sarà il ruolo della religione e delle comunità?

Dopo lo straordinario successo di Sapiens (Bompiani, 2014) e Homo Deus (Bompiani, 2017), Harari torna a scandagliare la realtà in cui siamo immersi con un saggio che combina profondità storica e visionarietà. Il suo intento è quello di restituire una “visione chiara” a un dibattito inquinato da cumuli di informazioni fuorvianti o irrilevanti, per contribuire ad appianare gli squilibri di un gioco globale che sta diventando sempre più spietato. Se con Sapiens era tornato agli albori della civiltà umana e con Homo Deus aveva lanciato la propria immaginazione in un avvenire distante nel tempo, con 21 lezioni Harari si concentra sul “momento storico attuale” e sull’immediato “futuro delle società umane” per “stimolare ulteriori riflessioni” e non limitarsi alla classica narrazione storica o alla ricerca di risposte semplificatorie. Le società umane odierne sono plasmate da forze rilevanti, capaci di influenzare il futuro del nostro pianeta su scala globale; ma queste forze influenzano anche la vita interiore dei singoli individui: è il caso del terrorismo, un fenomeno politico globale che innesca un meccanismo psicologico individuale, la paura. Le 21 lezioni di Harari sono un monito per l’umanità: se è vero che le multinazionali e gli imprenditori che guidano la rivoluzione tecnologica sono inclini a cantare le lodi delle loro creazioni, è compito dei sociologi, dei filosofi e degli storici “mettere in guardia tutti sui modi in cui le cose potrebbero prendere una brutta piega”. Chi vuole percepire le correnti sotterranee che plasmano la nostra esistenza non può fare a meno di Harari e delle sue lezioni.

 


 

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