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8 secondi

Nel 2006, in epoca pre-iPhone, l’atto di tirare fuori il telefono mentre si parla con qualcuno era definito con il termine pizzled, unione di “piss off” (spazientirsi, arrabbiarsi) e “puzzled” (rimanere confusi). Oggi, questo termine è sparito, al suo posto si usa phubbing, unione di “phone” e “snubbing” (snobbare). Nell’arco di questi anni, si è completamente persa quest’accezione di offesa e di ingiuria. Insomma, si è completamente ribaltato il punto di vista. E non solo. Uno studio dell’Università del Kent, cui hanno partecipato 153 volontari, pubblicato sul “Journal of Applied Social Psychology”, ha dimostrato che il phubbing peggiora la comunicazione e le relazioni tra le persone. Insomma, più il livello di phubbing aumenta, più chi prende parte a una conversazione la giudica insoddisfacente e peggiore. Ma non solo, lo stare davanti al telefono ha anche diminuito la capacità di prestare attenzione. Dieci anni fa, la mente umana riusciva a rimanere concentrata per tre minuti. Sei anni fa, il numero si è abbassato a un minuto e quindici secondi. Ora, il tempo è crollato a quaranta secondi. Lo studio è stato condotto all’interno dell’Università della California, dalla dottoressa Mark della Donald Bren School of Information and Computer Sciences. Due domande sorgono allora spontanee: come siamo arrivati a tutto questo? Dove andremo a finire?

Alla TEDx Reggio Emilia del 28 ottobre 2018, intitolata 8 Secondi, Lisa Iotti parla per circa 18 minuti. Per tutta la durata del suo discorso, non si sente letteralmente volare una mosca. Quando ringrazia il pubblico per l’attenzione (sullo schermo dietro di lei appare una citazione di Simone Weil “L’attenzione è la forma più rara e più pura della generosità”), parte all’unisono un applauso che dura diversi secondi, per poi essere tagliato. Nel corso della lezione – perché di lezione si tratta – Lisa Iotti ha parlato di attenzione, di come il cervello reagisca di fronte agli stimoli di un dispositivo elettronico e di analfabetismo. Tredici giorni prima, il 13 ottobre, aveva affrontato gli stessi argomenti nel programma Presadiretta. La puntata si intitolava Iperconnessi. Questi due momenti sono le basi da cui la giornalista reggiana costruisce il libro 8 secondi. Cosa sono quindi questi 8 secondi? Secondo una ricerca di Microsoft Canada, è la quantità di tempo che un umano riesce a rimanere concentrato su qualcosa. Come un pesce rosso. Una provocazione senza ombra di dubbio. Tuttavia, i 40 – ripeto, 40! – secondi cronometrati dalla dottoressa Mark sono veritieri. Un’involuzione catastrofica. E non è nemmeno l’unica. Diviso in sette capitoli, 8 secondi è un saggio che analizza l’impatto devastante che internet e gli smartphone (da prendere come binomio inscindibile) stanno avendo sulle nostre vite. In ogni capitolo, la Iotti si concentra su un aspetto della nostra vita. Si va dalle conseguenze dell’iperconnettività al regresso in termini di attenzione, passando per l’analfabetismo, per le mutazioni fisiche – se inclinata di sessanta gradi, la testa arriva a pesare fino a trenta chili, dai cinque che il nostro busto dovrebbe sostenere quando siamo in posizione eretta. Citazione d’onore merita infine il meccanismo subdolo dei social network, che drogano, letteralmente, il nostro cervello. Fosse stato pubblicato vent’anni fa, 8 secondi sarebbe stato classificato sicuramente come un’opera di fantascienza, una qualche distopia antitecnologica. Purtroppo, non lo è. Eppure, Lisa Iotti (e gli scienziati) ci ricorda che nulla è irreversibile. Ma più si andrà avanti in questa direzione, più difficile sarà cambiare rotta.