Abbecedari e figurine

Abbecedari e figurine

L’immagine illustra un concetto, insegna e trasmette un messaggio. L’iconologia didattica è lo studio delle immagini finalizzate all’istruzione, o, in senso più ampio e generale, all’educazione, e dunque alla formazione, a vario titolo e a più livelli, dell’individuo e del cittadino. Il termine immagine è una sorta di comune denominatore che connette insieme una gamma molto ampia di repertori, la cosiddetta dimensione iconica, ossia quella legata a immagini che sono anche simboli sintetici di significati nascosti. L’iconologia riguarda dunque lo studio, l’interpretazione e per l’appunto i possibili livelli di senso e comprensione delle opere figurative, non necessariamente opere d’arte nel senso in cui di norma si usa questa espressione, avvalendosi degli strumenti propri delle scienze umane. Il primo sussidiario illustrato propriamente detto è opera di Comenio, la cui pedagogia rivoluzionaria e di portata straordinariamente innovativa, ricca di futuri sviluppi didattici, va contestualizzata nell’ambito della cultura europea, ricca di fermenti, del diciassettesimo secolo, in cui la stampa, così come la polvere da sparo in tutt’altro ambito, è ormai una realtà conclamata e che ha cambiato tutto. Inoltre si sta sempre più definendo il cosiddetto metodo scientifico, ossia un insieme di tecniche per la corretta e compiuta esegesi del reale…

Così come il mito serve a rendere accessibili concetti ostici e ardui, così come la tragedia ha una funzione catartica perché mostra il male (che del resto, per dirla con Socrate, si compie solo per ignoranza della virtù, e le sue conseguenze cosicché le donne e gli uomini se ne tengano discosti e compiano il bene), così come le favole mettono in guardia dai pericoli, simbolicamente rappresentati da lupi cattivi e simili, così anche il gioco ha una funzione educativa fondamentale. Perché fa sviluppare delle abilità e dà delle regole, e le regole sono alla base della convivenza, perché così si rispetta la libertà di ognuno, sacra e inviolabile ma che finisce laddove inizia quella del suo vicino: Roberto Farné all’università di Bologna è professore ordinario in Didattica generale, insegna Pedagogia del gioco e dello sport nel corso di laurea in Scienze motorie, che afferisce al dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita, ed è esperto del rapporto fra educazione e media. L’educazione infatti passa anche attraverso strumenti come le immagini, tanto che l’educazione all’immagine, che è un simbolo sintetico che va interpretato, è anche uno degli elementi del programma scolastico delle elementari: chi non ricorda la sua classe d’infanzia adorna su tutte le pareti di schede con disegni di soggetti i cui nomi iniziavano con le lettere dell’alfabeto e i principali digrammi (indimenticabile il gh di gheriglio, con la noce aperta a metà)? Abbecedario è un lemma che più che altro, in effetti, ormai, essendo molto datato, fa venire alla mente giusto Geppetto che si vende la giubba per far sì che il suo figliolo di legno possa avere un’istruzione, ma di fatto la sostanza non cambia di molto rispetto ai sussidiari novecenteschi o agli album di figurine attuali: tracciando con acribia una cronistoria che parte da Comenio, teologo, pedagogista, filosofo, grammatico, scrittore, educatore, insegnante, poligrafo e pacifista ceco, vissuto a cavallo tra sedicesimo e diciassettesimo secolo e che sosteneva una grande e incontrovertibile verità, ossia che si può insegnare a tutti tutto, Farné conduce il lettore con mano sicura attraverso l’evoluzione della didattica, della società, dell’immaginario e del ruolo delle immagini nella costruzione della narrazione della quotidianità.



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