Abitare la complessità

Abitare la complessità

La filosofia e la sociologia del contemporaneo propongono di superare il metodo cartesiano, basato sulla certezza e orientato alle previsioni, per aprirsi al possibile e all’imprevisto e, soprattutto, all’interazione (complessa) fra le parti. Quasi come in un percorso letterario che, partendo dal romanzo classico, strutturato, porti infine alle trame labirintiche e interattive, combinatorie, di Calvino. Lo scrittore, soprattutto con le sue Lezioni americane, è uno dei “profeti, scienziati e filosofi” della complessità evocati per interpretare il nuovo paradigma. Dunque, il mondo è semplice? No, affatto, anzi è segnato e guidato dall’incerto, dall’inafferrabile e dall’improbabile. Per questo urge un’attitudine a elaborare pensieri complessi, a considerare la complessità per viverla, per abitarci. Storicamente, questa fase è cominciata con il crollo del Muro di Berlino e la caduta del mondo diviso in due blocchi, retti dall’ideologia e dalla propaganda; la globalizzazione, poi, ha fatto il resto. E oggi tutto ha assunto una consistenza instabile e non lineare: l’economia, la geopolitica, la tecnologia, la salute pubblica, il rapporto tra uomo e natura (clima), la democrazia e il sistema dell’informazione, questioni che si intrecciano e che necessitano di soluzioni ibride. Ostinarsi nella semplificazione diventa nel XXI secolo un rifugio contro l’angoscia, ma non aiuta nel lungo termine. Nelle scienze questo processo è già cominciato decenni fa, con la quantistica che si basa proprio sulle interazioni fra elementi (più che su oggetti ed eventi assoluti). E forse avremmo dovuto imparare già da tempo a guardare alla natura, all’universo, con la lente della complessità. Avremmo interiorizzato che le cose del mondo non sono la semplice somma delle singole parti…

“Tutto è connesso. Tutto è in relazione”, ha scritto la poetessa Mariangela Gualtieri in Nove marzo duemilaventi, versi composti e diffusi nei primissimi giorni dell’era COVID-19. In quella poesia sono racchiuse speranze e risorse, proprio come nelle conclusioni di questo bel lavoro di Mauro Ceruti e Francesco Bellusci che ha come sottotitolo “La sfida di un destino comune”. Ceruti è ordinario di Filosofia della Scienza all’Università IULM di Milano ed è stato tra i pionieri dell’elaborazione del pensiero complesso; Bellusci, docente in un liceo lucano, sta compiendo un’innovativa opera di divulgazione filosofica con saggi e pubblicazioni online, come su “Doppiozero”. Abitare la complessità non è un testo esclusivo per gli addetti ai lavori né un manuale per studenti. Si legge come un manifesto politico (nel senso più ampio, ideale, del termine) e propone itinerari nel pensiero filosofico e sociologico attuali, con documenti e ragionamenti efficaci. Interesserà chiunque voglia superare l’illusione della semplificazione, per accettare una sfida che coinvolge l’educazione, la democrazia, la conoscenza. Il pensiero complesso è infatti ibrido e invita a ripensare i saperi superando la frattura fra umanesimo e scienza. Abitare la complessità è anche saper vivere consapevolmente la rete. Se posso trovare una risposta rapidamente e spesso efficacemente con Google, perché dovrei ragionare o procedere per tentativi ed errori? Cosa sarà dell’uomo nell’epoca del post-umano? Come ricomporre un mondo in frammenti? Accettare la complessità è accogliere l’imprevisto e le differenze: una sfida alla sopravvivenza che si affronta necessariamente tutti insieme.



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