Abraham Van Helsing e l’ultima crociata

Siamo arrivati al quindicesimo capitolo del Dracula di Bram Stoker. Abraham Van Helsing ha appena rivelato che la vampira che va a caccia di bambini nella brughiera di Hampstead (attualmente un grande spazio verde pubblico tra Hampstead e Highgate, a Londra) altri non è che Lucy, contaminata dal non morto transilvano e tornata dalla tomba. L’incredulo Seward e lo stesso Van Helsing, dopo aver fatto visita a una piccola vittima della vampira in ospedale e aver fatto una puntatina in un chiassoso pub, si recano nel cimitero dove è sepolta Lucy. Bram Stoker in un primo momento non specifica il nome del luogo, in seguito lo chiama Kingstead: l’interpretazione più diffusa (proposta dagli studiosi McNally, Florescu, Davies) è che corrisponda all’Highgate Cemetery, mentre Leonard Wolf sostiene si tratti del cimitero di St. John Church e invece Temple, Haining e Tremayne propendono per il St. Mary’s Churchyard di Hendon, un sobborgo di Londra. Questa interpretazione sembra essere suffragata dal fatto che Stoker affermava di aver letto nel 1892 un articolo su di un macabro fatto di cronaca avvenuto proprio in quest’ultimo camposanto: uno studente di Medicina e un suo complice avevano profanato una tomba per prelevare la testa di un cadavere sepolto di fresco. La descrizione del luogo del resto fa pensare di più a un piccolo cimitero periferico che a un cimitero monumentale. In ogni caso, Van Helsing con pochi abili gesti apre la bara di Lucy Westenra e la trova vuota: “(…) un’anti-resurrezione, un’anti-Pasqua, con il discepolo incredulo davanti a una prova che accede comunque alla possibilità del dubbio”. Il corpo è stato forse trafugato? È l’unica spiegazione razionale – per quanto orribile – a cui può appigliarsi Seward, ma qualche ora dopo vedrà lui stesso “una bianca e incerta figura” che si muove verso la tomba e un bambino abbandonato tra i viottoli del cimitero (che i due lasceranno lì vicino in bella vista, sincerandosi che un poliziotto lo noti e lo metta in salvo) e il giorno seguente potrà verificare che Lucy è invece nella sua bara, ma non pare una morta, ha le labbra rosse, le guance rosee ed è se possibile ancora più bella di quando era viva. Van Helsing allora convoca anche Arthur, altro spasimante di Lucy, e i tre uomini dopo un giorno di preparazione si recano di nuovo al sepolcro della non morta e – in una delle scene più memorabili e disturbanti del romanzo – le tendono un agguato, procedendo poi a “uccidere” la vampira, in quello che sembra un vero e proprio brutale e sanguinario stupro di gruppo, “paludato di ammirazione per la virilità dei giovani ariani che si accaniscono sulla donna divenuta seduttrice, non-sorella, dunque da normalizzare al più presto”…

Ecco il secondo dei due volumi dedicati all’immortale (o forse sarebbe più corretto dire “non morto”?) romanzo di Bram Stoker da Franco Pezzini. L’imponente progetto editoriale è una diretta derivazione di “TuttoDracula”, un ciclo di ventotto seminari organizzato dalla Libera Università dell’Immaginario in collaborazione con l’Associazione Culturale Verba... Manent nel 2012, nel centenario della morte di Stoker. Si tratta a prima vista – come nei lavori dedicati in precedenza da Pezzini a L’asino d’oro, Satyricon e Frankenstein – di una sorta di full immersion in Dracula, che viene ripercorso frase per frase analizzando minutamente il testo ma soprattutto (con la cifra stilistica tipica di Pezzini, che del resto dà il nome alla collana di Odoya nella quale il libro appare, “I classici pop”) attingendo ad ogni aspetto della cultura pop e mainstream, anche con l’ausilio di box informativi e immagini. Come tutti i capolavori, i romanzi che si sono sedimentati nell’immaginario collettivo nel corso di decenni e decenni e hanno assunto un’importanza che travalica il loro valore letterario in sé, Dracula è un libro-mondo, ricco di sottotesti, simboli, significati consci e inconsci: in più riguardo al lavoro di Bram Stoker non mancano le zone d’ombra e gli enigmi editoriali insoluti, quindi spunti per l’approfondimento e la riflessione ce ne sono a iosa, e Franco Pezzini non ne perde per strada nemmeno uno, sorprendendoci ad ogni pagina. In un’intervista pubblicata sul sito “Catafalco” Pezzini spiega: “Si è cercato di lavorare molto sul tessuto del testo, (...) soprattutto lavorando sul testo originale. Il che fa emergere spesso sorprese: ma questo è, per così dire, un primo livello. Ce n’è infatti un secondo, che riguarda l’indagine sottotesto. Dracula parla il linguaggio non soltanto storico, sociale e di costume, ma anche metatestuale e simbolico del proprio tempo. I riferimenti religiosi sottotraccia sono continui, e conferiscono a personaggi e situazioni una forza simbolica molto più provocatoria e inquietante di quanto possiamo cogliere a una lettura non critica; ma ci sono richiami anche alla letteratura classica, oppure – e frequentemente – al dibattito scientifico d’epoca. Ecco, il tentativo è stato di rilevare questo materiale di non immediata evidenza, cercando ovviamente di non forzare il testo, ma di considerare ciò che Stoker e un suo lettore-tipo avrebbero potuto trovarvi. La quantità dei riferimenti scritturistici emersi è stata per esempio impressionante”. Se insomma Dracula è per molti motivi un capolavoro, i due volumi di Tutto Dracula sono un meta-capolavoro imperdibile.



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